sabato 16 maggio 2009

Dietro il sorriso di Silvio

Sant'Antimo. Ci troviamo in via Marconi, nei pressi dello slargo antistante la locale stazione ferroviaria S.Antimo-S. Arpino, dai più conosciuta per essere una delle strade che conduce al Centro Sportivo Sant'Antimo (quello facente capo al gruppo Cesaro, per intenderci). Sono venuto sul posto di proposito, per documentare questa che rappresenta una vera e propria (l'ennesima) bomba ecologica. Ad accogliermi un insopportabile puzza: qualcuno, nei campi attorno, è intento a riciclare rifiuti di chissà quale natura con metodi propri. Faccio fatica a respirare, non vedo l'ora di andarmene. Il tempo di una decina di scatti e via. Le foto documentano uno dei tanti centri di stoccaggio provvisorio del nostro territorio che attendono di essere bonificati. Non conosco precisamente l'ampiezza del terreno in cui sono sono stati conferiti i rifiuti talquale, ma sono riuscito a sapere, da un funzionario del comune, che trattasi di circa 5000/7000 quintali, l'equivalente, per dirla in soldoni, di 10/15 giorni di raccolta fatta nel popoloso comune di Sant'Antimo. L'anno in cui tutto ciò avveniva era il 1996 (o forse il 1997, il funzionario non ricorda bene). Passano gli anni e la situazione si aggrava, i percolati penetrano nel terreno fino ad innescare il fenomeno delle esplosioni causate dai gas che nel fattempo si sono formati. Tutto ciò è testimoniato dal fatto che tutta la massa di rifiuti tende continuamente a tracimare il muro che la circonda, fino a farlo rompere (nella foto di fianco si vede chiaramente che si è dovuto ricorrere ad una puntellatura per evitare il peggio). A niente sono serviti gli intimi di rimozione e di ripristino del terreno fatti al comune dagli organi del commisariato di governo per l'emergenza rifiuti, le amministrazioni non hanno mosso un dito. La gente è stanca di sentir parlare di rifiuti. Intanto si registra l'ennesima campagna elettorale. Qualche simpatico signore ha pensato bene di celare lo spettacolo di degrado con dei 6x3 con sopra impressi i rassicuranti sorrisi a trentadue denti di Silvio. Ottimo palliativo. Ma dietro c'è sempre e solo......."a' munnezza!"

giovedì 14 maggio 2009

Allarme. Si Muore!

L’ENNESIMO DISASTRO AMBIENTALE

SI STA CONSUMANDO SOTTO GLI OCCHI DI UN POPOLO RASSEGNATO!

UNA NUBE TOSSICA INDOMABILE

PROVENIENTE DALL’INCENDIO DELLA EX ECOREC DI MARCIANISE

PRIVA DI ADEGUATI SISTEMI DI SICUREZZA

SPRIGIONA VELENI IN CONTINUAZIONE

E NON VIENE ALLERTATO IL MASSIMO SISTEMA DI PROTEZIONE PER GARANTIRE L’IMMEDIATO SPENIMENTO DELLA FIAMME ASSASSINE.

NON UN ELICOTTERO, NON UN QUANTITATIVO DI MACCHINE ED UOMINI ADATTI ALLA GRANDEZZA DELLO SCEMPIO.

ABBIAMO CHIESTO L’IMMEDIATO INTERVENTO DELL’ESERCITO

SU UN TERRITORIO LASCIATO SENZA CONTROLLI

SENZA RICEVERE UNA RISPOSTA!

CONCITTADINI,

RIPRENDIAMOCI IL CONTROLLO DELLA NOSTRA VITA

VENERDÌ 15 MAGGIO ORE 19,00

TUTTI IN PIAZZA UMBERTO I°

PER PROCLAMARE I NOSTRI SACROSANTI DIRITTI!

Comitato Mamme e Famiglie di MARCIANISE

giovedì 30 aprile 2009

Sant'Arpino. Storie di ordinario degrado

Nella foto di sotto è immortalata un'arteria stradale da poco costruita e non ancora resa accessibile alle auto. Si tratta di un prolungamento della statale Nola-Villa Literno, pensata per incanalare su di essa gli utenti stradali della città di Sant'Arpino. Ci troviamo su suolo santarpinese, e come si può facilmente osservare la strada è già divenuta meta per sversamenti di materiali di ogni sorta.

Stesso giorno, stessa città: Sant'Arpino. In pieno centro abitato, in una piccola arteria che congiunge via Risorgimento con la Strada Provinciale CAivano-Aversa, si registra la presenza di una piccola discarica adibita allo smaltimento di ingombranti e di motoveicoli di ogni sorta, in questo caso abbiamo ritrovato una piccola Apecar data alle fiamme e i resti di un divano.

martedì 14 aprile 2009

Succivo, sversamenti continui anche a due passi dal centro urbano

Le foto di sotto sono state fatte venerdi scorso. Testimoniano, come al solito, il livello di degrado e di assoluta mancanza di controllo del territorio da parte delle autorità e più in generale da parte dei cittadini. Sversamenti continui di materiale di risulta di ogni sorta, anche pericolosi, si sono registrati e si continuano a registrare nelle campagne, ma quel che lascia basiti è il constatare che il fenomeno degli sversamenti illeciti si registra con regolarità anche in zone ad alta densità abitativa, come nel caso della località "ex fabbrica di tappetini", un'arteria (di seguito riferiremo il nome) da un lato costeggiata da abitazioni private e dall'altro da terreni coltivati. Lastre di amianto frantumate si alternano a copertoni di camion, frigoriferi, lavatrici e cessi rotti. Tutto come da copione verrebbe da dire, se non fosse che i copioni che ci propinano i mass media sono di tutt'altro tono. E quello che non raccontano le tv e i giornali...semplicemente non esiste, questa è la verità.




mercoledì 1 aprile 2009

Casaluce. Ripuliscono via Consortile a Piro, ma i criminali continunano a sversare i rifiuti tossici a poche centinaia di metri di distanza

Poco alla volta, molto lentamente, stanno togliendo gli enormi cumuli di rifiuti tossici che hanno infestato per anni via Consortile a Piro, una importante arteria campestre di Casaluce. Ma gli eco-criminali non si lasciano scoraggiare da un simile affronto, rimboccatesi le mani si sono riorganizzati ed hanno incominciao a sversare i loro carichi di veleno e morte poche centinaia di metri più in la, sulle sponde del canalone dei Regi Lagni che va dritto al Mare Nostrum. Di notte naturalmente. Ed intanto la pattuglia della polizia provinciale, istituita per evitare nuovi sversamenti, continua a fare i suoi soliti giri sul posto, con la benzina e gli stipendi pagati dai cittadini, in orari d'ufficio...naturalmente! Le foto di sotto, scattate la settimana scorsa, testimoniano lo stupro che quotidianamente viene fatto ai danni di uno dei territori più fertili e più belli del mondo, come da tempo va raccontando il dottor Giacomo Campanile (nella foto), medico di base di Casaluce, che con la sua denuncia rappresenta una luce nelle tenebre.














giovedì 12 marzo 2009

Grasso: "l'ecomafia è un fenomeno italiano"

Nella giornata di ieri (10 Marzo, ndr) presso il Piccolo Eliseo si è tenuto il convegno contro le ecomafie, programmato nella settimana della legalità organizzata dalla Regione Lazio. Di fronte agli studenti il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ha così evidenziato il problema, prendendo come riferimento proprio la recente inchiesta del Noe di Roma sulla centrale di termovalorizzazione di Colleferro.“L’ecomafia è anche qui – ha detto il procuratore - la scoperta della centrale di termovalorizzazione di Colleferro che utilizzava rifiuti speciali anziché normali ne è una prova».Questo dimostra che “L’ecomafia non è solo in Campania ma in tutta Italia. – ha poi continuato Grasso - In tutto questo traffico le organizzazioni criminali si sono infiltrate insieme ad altre persone che le favoriscono perchè occorrono anche tecnici che falsificano i risultati delle analisi, occorrono trasportatori, c'e' dietro quindi un'organizzazione che lucra. Noi dobbiamo contrastarli e per farlo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti idonei, quindi anche le intercettazioni, senza le quali nel caso di Colleferro non si sarebbe potuti arrivare ad accertare le responsabilità". Presente al convegno anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato: “Nel Lazio si verificano sette reati ambientali al giorno, in tutta Italia invece sono 83 al giorno”. “Dall'Italia escono rifiuti che vanno verso Hong Kong, Pakistan, Senegal e Cina, mentre nel nostro paese entrano rifiuti da Croazia, Serbia e Albania. Tra le attività criminali - ha aggiunto Ciotti - l'ecomafia è quella più distruttiva”. Parole che trovano riscontro anche dai recenti rapporti stilati da Legambiente e dalla DNA. Quest’ultimo ha evidenziato come tale reato venga rilevato soprattutto in quelle regioni in cui vi è un alto indice di criminalità presente come lo è la Camorra in Campania.Molto drammatico quanto realistico anche il rapporto di Legambiente 2008. Il giro d’affari delle ecomafie si aggirerebbe attorno ai 18,4 miliardi di euro, ovvero un quinto del business delle mafie stesse. Un sistema che conta tre reati per ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con una sparizione annua pari a una montagna di 2000 metri), oltre all’incremento di incendi boschivi dolosi. Secondo i numeri la Campania è appunto la prima regione dell’illegalità ambientale, seguita a ruota dalla Calabria. Unite, queste due regioni fanno registrare il 30% degli illeciti d’Italia. Al terzo posto vi è la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. Prima regione del Nord d’Italia è la Liguria. Dati che fotografano una situazione allarmante e che nel prossimo maggio potrebbero riservare ancora più inquietanti novità con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009.
tratto da Antimafia2000
di Aaron Pettinari - 11 Marzo 2009 - Roma

giovedì 26 febbraio 2009

Ambientare la Città

A breve sarà allestita questa retrospettiva a Bagnoli, decine di mie fotografie ne faranno parte...
“Ambientare la città” è una mostra - evento di Think Thanks che scaturisce dal settore di ricerca “sviluppo sostenibile” e si basa sull’idea di raccontare le città attraverso politiche ambientali e approfondendo questioni urbane legate alla sostenibilità.

All’interno della mostra è possibile visitare gli spazi espositivi con il supporto di guide e partecipare a seminari didattici realizzati da esperti sulle politiche ambientali e l’energia alternativa.
La fruizione della mostra, installata nel Centro di documentazione di ThTh, sarà tarata in base alla fascia d’età dei visitatori, con proiezioni e laboratori/seminari ad hoc.
La mostra può ospitare un massimo di 60 persone al giorno e la visita è gratuita.

All’interno di “Ambientare la città” vengono presentati ed analizzati i seguenti casi:

Barcellona che costituisce l’esempio dell'affermazione dei principi dello sviluppo sostenibile, scaturiti da una precisa scelta di governo basata sull’energia rinnovabile. Le immagini esposte sono di Vicens Giménez che mette in scena la “Ordenanza Solar Termica” ossia un provvedimento emanato nel 1999 dal Comune di Barcellona che prevede l’obbligo d’integrazione di sistemi solari termici per la produzione di acqua calda, per gli usi igienico-sanitari, nei nuovi edifici come in quelli da ristrutturare. Le foto sono state concesse dalla «Fundaciòn Terra», un’organizzazione ambientalista nata con lo scopo di contrastare i cambiamenti climatici.

Il Cairo in cui il sistema dei rifiuti è affidato all’autogestione.
La mostra mette in scena il “quartiere della spazzatura” di Mokattam del Cairo. Le immagini, realizzate da Marco Trovato, giornalista e fotografo indipendente che si occupa di culture e problematiche legate al continente africano, raccontano come un vero e proprio esercito (gli Zabbalin), viva raccogliendo e selezionando i rifiuti. Gli scatti fotografici si colorano nella varietà cromatica degli scarti urbani fino a mostrare un quartiere completamente funzionale allo smaltimento di rifiuti, mentre la condizioni di vita degli Zabbalin si caratterizzano per l’insostenibilità igienico sanitaria di vite e abitazioni invase dai rifiuti.

La Regione Campania con il suo intreccio inestricabile di rifiuti tossici e discariche abusive.
I documenti video e fotografici mostrati sono di giovani napoletani. Si prevedono, inoltre, testimonianze di esperti del settore. In particolare si prevede la proiezione fotografica sull’emergenza dei rifiuti con un approfondimento sulla “Terra dei fuochi” ossia la zona tra Napoli e Caserta, che ha maggiormente subito l’emergenza e lo smaltimento illegale rifiuti, e la proiezione del corto “La raccolta differenziata”, regia di Luca Liguori, vincitore del Capri Hollywood Festival (2008).

Nairobi in cui la popolazione di alcuni slums (baraccopoli) trae quotidiano e diretto sostentamento dalla più grande discarica del Paese (Dandora), risultato dell’assenza di progetti per un corretto smaltimento dei rifiuti.
Sarà proiettato il documentario “Trash is Ca sh”, sulla discarica di Dandora, prodotto dalla Cultural Video Fondation, un’organizzazione non governativa internazionale fondata nel 2007 a Nairobi la cui mission è l'utilizzo del video e delle nuove tecnologie a supporto di progetti di cooperazione, di sviluppo e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica in diversi campi: sviluppo sostenibile, turismo responsabile, cooperazione allo sviluppo, arte e multimedia, giornalismo ed attualità. Il video mostra le condizioni di vita nella discarica e mette l’accento sulla pericolosità del diffondersi di epidemie a causa delle pessime condizioni igienico/sanitarie.

martedì 24 febbraio 2009

PRG Provinciale, o sarà troppo tardi

L’urbanista Alfredo Di Patria descrive i rischi che corre il territorio di Caserta: “i napoletani useranno Terra di Lavoro come periferia-dormitorio”

Già oltre quindici anni fa l’architetto Alfrefo di Patria si interessava della conurbazione casertana in tesa, in pratica, come un unico mega agglomerato da Capua a Valle di Maddaloni, che comprende ben 17 comuni e una popolazione stimabile in oltre 300mila abitanti. E proprio in merito a questo argomento, l’urbanista di Santa Maria Capua Vetere ha, nel tempo, ha organizzato, già nel 97, un convegno i cui atti furono dati alle stampe.
Architetto, lei ha sempre sostenuta la necessità di sottomettere a una regolamentazione urbanistica complessiva lo sviluppo dei comuni afferenti alla conurbazione casertana. All’epoca sollecitava la redazione di un piano urbanistico comprensoriale. Lo ritiene ancora necessario?
Si, senz’altro. E non è necessario essere esperti in urbanistica per cogliere le ragioni per cogliere le ragioni di un piano intercomunale dei comuni gravitanti sul tracciato dell’Appia, da Maddaloni a Capua. I suddetti aggregati urbani, i cui territori sono compresi nella fascia delimitata tra i monti Tifatini e i regi Lagni, costituiscono da diversi decenni un sistema insediativo ad urbanizzazione continua dal contorno frastagliato. Una caotica conurbazione formatasi per l’incontrollato sviluppo dei comuni confinanti, che si è avuto a partire dagli anni 60. Da allora, purtroppo, preziose risorse territoriali (storiche, archeologiche, ambientali e produttive) sono state fagocitate dal proliferare di tessuti edilizi privi di strutturazione organica e di prospettive per le comunità locali. Da tempo la Provincia avrebbe dovuto imporre la redazione di uno strumento di pianificazione sovracomunale, capace di superare la frammentazione dei singoli piani regolatori e di promuovere l’organizzazione di una entità urbana unitaria che , con forza della sua identità, si prepari a giocare un ruolo di primo piano ne processo di riorganizzazione dell’intero territorio regionale.
Le si potrebbe obiettare che le trasformazioni urbane e territoriali cui fa riferimento, per, per quanto pesanti, abbiano avuto il merito di promuovere il passaggio dall’economia agricola a una moderna economia di stampo industriale. Quella che una volta fu definita la “Brianza del Sud”, per intenderci…
La “Brianza del Sud” è una definizione propagandistica che mal si attaglia al processo di industrializzazione di Terra di Lavoro, avvenuto negli anni 60 e 70: l’industrializzazione che abbiamo conosciuto era dovuta all’insediamento di gruppi imprenditoriali stranieri e a un forte sostegno finanziario statale per le infrastrutture.
In effetti, l’indotto locale si è sviluppato in condizioni di subalternità: i nostri imprenditori non hanno mai raggiunto una reale autonomia nell’acquisizione di quote di mercato, né tantomeno adeguati livelli di specializzazione tecnologica. Tanto è vero che, quando i grandi protagonisti hanno avviato la dismissione, è venuto meno l’intero sistema, sia in termini di produttività, sia di livelli occupazionali. In seguito, man mano che le industrie manifatturiere chiudevano, lo sviluppo edilizio ha soppiantato quello industriale: il mattone è diventato la prevalente forma di investimento di operatori locali assolutamente incapaci di dar vita a un nuovo modello economico.
L’epopea del mattone parente prossima della speculazione e dell’abusivismo?
Si, ma con un’amara considerazione a margine. Contrariamente a ciò che si pensa, l’abusivismo ha svolto un ruolo quasi marginale rispetto al degrado del territorio. Molto di più hanno, a mio avviso, i piani regolatori comunali. L’uso del territorio, com’è sotto gli occhi di tutti, è stato definitivamente sottomesso alle ragioni del profitto e dell’acquisizione del consenso politico clientelare. Pubblico e privato si sono coalizzati per inventarsi nuove forme di sfruttamento, sbandieriate come iniziative capace di produrre sviluppo. E la debolezza economica di questo sistema e le sue lancinanti contraddizioni sociali sono l’amaro bilancio della sconsiderata politica di pianificazione degli ultimi decenni: dovrebbero servire ad aprire finalmente gli occhi alla gente e a respingere certe imposture.
Allo stato attuale, qual è il rischio peggiore che corre la conurbazione casertana?
Rischio concreto e terribile è quello di una fusione con l’altra sgangherata conurbazione di Terra di Lavoro, ossia la conurbazione aversana, che si snoda da Casal di Principe ad Orta di Atella, posta a sua volta a ridosso dei popolosi centri abitati che furono in origine i casali napoletani. Una sconsiderata urbanizzazione della fascia agricola a cavallo dei Regi Lagni, eliminando l’ultima zona verde-cuscinetto, porterebbe alla agglomerazione totale con Napoli, a un’unica ingovernabile “ecumenopoli” napoletana, in cui Caserta sarebbe relegata a periferia-dormitorio.
Non pensa che il Piano Territoriale Regionale contenga le misure di pianificazione adatte a scongiurare questa eventualità? Ed inoltre, non è in fase di redazione anche un Piano di Territoriale di Coordinamento Provinciale?
Tutt’altro! Innanzitutto la pianificazione provinciale risulta irrimediabilmente condizionata da quella regionale. Quanto al Piano Territoriale Regionale, basta leggerlo per rendersi conto che esso, alla fine di ponderosi analisi, non disciplina in maniera limpida e determinata proprio un bel niente, rimandando tutto a forme di pianificazione locale concertate tra istituzioni ed operatori. Il messaggio è chiaro: si può fare tutto a condizione che venga approvato a livello regionale. E, peraltro, la classe dirigente napoletana ha già deciso di utilizzare la piana casertana come il luogo in cui scaricare le contraddizioni demografico-produttive di Napoli. Un campo sconfinato, quindi, per operatori di ogni calibro (e ogni spregiudicatezza) e per svariate forme di accordi politici e spartizioni di affari. Fosche ombre si addensano sulla sorte della conurbazione casertana, proprio ora che sarebbe davvero venuto il momento di operare perché essa ritrovi una fisionomia, un proprio equilibrio demografico, produttivo ed ambientale.
Su di essa potrebbe abbattersi la mannaia di un’arrogante pianificazione concertata tra addetti ai lavori – politici, investitori, costruttori - le cui decisioni passerebbero sulla testa delle comunità locali.
Dalla rivista mensile "Fresco di Stampa"

domenica 8 febbraio 2009

Il Parco Pozzi è spogliato quasi completamente del verde senza ragione.

Da Il Mattino, 02/02/2009 (di Nicola Rosselli)

Al centinaio di querce secolari sottoposte a potatura radicale si aggiungono anche una decina di altre piante dello stesso tipo inspiegabilmente abbattute e con esse anche qualche pino.

Siamo alla "macelleria naturalistica" nel parco pozzi di Aversa e le associazioni ambientaliste fanno sentire, anche se irrimediabilmente in ritardo, la propria voce. «Non c'è bisogno di essere grandi esperti in materia di piante o nel settore giuridico. Ad Aversa il consiglio comunale ha approvato, circa dieci anni fa, su nostra proposta un regolamento che tutela il verde e dovrebbe anche farlo applicare». Ad affermarlo Alessandro Gatto, aversano, del direttivo regionale del Wwf, che intende far luce sulla kafkiana vicenda delle querce secolari ridotte a scheletrici fusti, presenti nel Parco Pozzi. Una potatura radicale che ha fatto gridare allo scandalo buona parte della città, mentre si registra il solito silenzio da parte dell'amministrazione, se si eccettua una promessa di "accertamenti" da parte dell'assessore al ramo Nicola de Chiara.

Lo stesso de Chiara, da quanto si è appreso, avrebbe convocato per oggi il responsabile del settore a cui fa capo il "verde urbano", il dirigente comunale Ciro Navarra. «Al momento - continua Gatto - quell'atto del consiglio comunale rimane l'unico riferimento normativo in materia. Il regolamento al capitolo "potature" prevede che non si vada al di là di sfrondature o rimonda, eliminazione dei rami secchi. Sulla potatura degli alberi ci sono diverse scuola di pensiero, ma il taglio drastico ha più senso quando si parla di alberi da frutto, non per il verde urbano».

Insomma, per l'esponente dell'associazione ambientalista sembrerebbero esserci forti dissonanze tra quanto avvenuto nel parco Pozzi, dove quelle querce potrebbe essere irrimediabilmente perdute, e quanto prevede il regolamento tutt'ora vigente e che «solo un ulteriore passaggio in consiglio comunale potrebbe modificare. Circostanza che fino ad oggi non si è verificata». Gatto conclude ricordando che ha chiesto da tempo all'assessore de Chiara di convocare la consulta per l'ambiente dove discutere di quanto è avvenuto.

Ma, intanto, ieri mattina, nel parco Pozzi, quei pochi che vi si aggiravano nello scenario di degrado e desolazione, lontano anni luce da come la Regione Campania lo aveva consegnato all'amministrazione comunale nel 1990, si recitava una sorta di ossessiva giaculatoria: «Questa amministrazione sembra che valuti gli alberi come nemici da abbattere». L'opinione pubblica aversana, ma soprattutto i frequentatori del parco Pozzi, in massima parte anziani e praticanti il footing, sono convinti che dietro tutto questo ci sia, al di là delle voci che vogliono alcuni interessati alla legna, una scarsa sensibilità verso il verde. In pochi mesi sono stati tagliati pini in via Caravaggio, querce in piazza Mazzini fino allo scempio di queste ultime settimane. Che il verde fosse divenuta un'ossessione per il centro destra aversano?

venerdì 30 gennaio 2009

In fiamme rivendita Bemybit di Cesa, è disastro ambientale

Inquietante lo scenario che si è registrato nel pomeriggio di ieri, Venerdì 30 Gennaio, nella periferia di Cesa, cittadina dell'agro aversano. Distrutto dalle fiamme, che si sono levate fino alla tarda serata, lo stabilimento della Bemybit , azienda di proprietà dei fratelli Belardo sita in via Libertà. Spettacolo agghiacciante quello a cui si è potuto assistere fin dal primo pomeriggio, dalle 15.30 circa: una coltre di denso fumo nero ha invaso i paesi confinanti a Cesa, saturando l'aria di un acre maleodore, molto simile a quello della plastica che brucia. Il deposito infatti conteneva diverse tipologie di materiali altamente tossici e che inevitabilmente sono andati distrutti dalle fiamme. Disastro ambientale, non vi sono altre parole per descrivere l'mmane rogo, causato, con molta probabilità, da un incendio appicato nella vicina campagna dal solito ecocriminale intento a bruciare rifiuti. Il vento ha fatto il resto, nel gonfiare le fiamme e nel trascinare l'enorme mole di veleni per Km su tutto il circondario. Fioccano già le prime preteste da parte dei cittadini del circondario che accusano le autorità di essere intervenute troppo in ritardo per domare le fiamme.

La grossa nube di fumo vista, già in prima serata, da Gricignano di Aversa

mercoledì 28 gennaio 2009

Sequestrata discarica abusiva dietro cimitero di Capua

Capua – Il GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Dott. Provitera, su richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Guarriello della Procura della Repubblica sammaritana, ha convalidato il sequestro operato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, in servizio presso i Comandi Stazione di Caserta e Castelvolturno, dell'area attigua al Cimitero di Capua, divenuta con tempo una vera e propria discarica abusiva per il costante e continuo abbandono di ogni tipologia di rifiuti connessi all'attività di pulizia e manutenzione del plesso cimiteriale.
Nel corso dei primi accertamenti, gli agenti della Forestale hanno riscontrato che, su una superficie di 200 metri quadrati, sono stati abbandonati rifiuti vegetali, residui dei lumini come plastica, alluminio e cera, pezzi di vetro, materiale inerte derivante da attività di demolizioni edilizia di opere cimiteriali, come scarti di cemento armato, lapidi di marmo e residui di guaine isolanti, di cartongessi e di legno.
L'area ubicata alle spalle del cimitero cittadino, proprio a causa del costante incontrollato abbandono di rifiuti è divenuta poi anche luogo di scarico di rifiuti ingombranti, quali divani, frigoriferi, materassi e lavabi, nonché materiale polverulento di colore nero–grigio, presumibilmente derivante da lavorazione industriale.
Il personale Forestale operante, oltre ad aver segnalato all'Autorità Giudiziaria, P.R. di anni 57 e D.G. di anni 58, entrambi di Capua, le cui responsabilità connesse agli incarichi della gestione e dello smaltimento dei rifiuti cimiteriali sono ora al vaglio della Magistratura, hanno anche chiesto l'intervento dell'A.R.P.A.C.– Servizio Territoriale – Settore acqua, suolo e rifiuti di Caserta per la caratterizzazione del materiale sversato.
fonte Caserta News

Ennesimo abbandono di rifiuti ingombranti nell'oasi Lago Campolattaro

Benevento – L'ennesimo mucchio di rifiuti abbandonati è stato scoperto nei giorni scorsi dagli addetti alla vigilanza del WWF nell'area dell'invaso di Campolattaro, a distanza di due sole settimane dall'episodio precedente. Materassi ed altri oggetti ingombranti, sacchi, vari oggetti di plastica, bidoni sono frequentemente depositati lungo la strada "circumlacuale", che costeggia tutto il lato destro dell'invaso tra Campolattaro e Morcone (vedi 2 foto allegate). Purtroppo, nonostante le denunce del WWF alle autorità ed agli organi di polizia, finora non è stato possibile ottenere misure repressive, che con le recenti disposizioni legislative potrebbero portare all'arresto degli esecutori. Nei due Comuni, invece, le ripetute sollecitazioni hanno avuto qualche effetto, poiché nello scorso settembre è stata organizzata una "giornata ecologica" per la raccolta dei rifiuti abbandonati (vedi foto allegata): ci si augura, ora, che l'avvio della raccolta differenziata diffonda ancora di più una maggiore consapevolezza dell'ambiente.
In effetti, il territorio non sommerso dell'invaso, espropriato oltre 20 anni fa, è considerato "terra di nessuno" e quindi dove tutto è lecito: caccia, pesca senza regolamentazione, motocross, pascolo e abbandono di rifiuti. La Provincia, con la convenzione stipulata con il WWF nel 2003, sembra essersi lavata le mani di tutto quanto accade nella fascia di territorio intorno al lago; le altre Forze dell'Ordine (Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri, ecc.) sono sempre impegnate in attività più importanti o non hanno risorse sufficienti…
Va riconosciuto all'Assessore all'Ambiente Aceto un primo tentativo di affrontare i problemi di quest'area, riunendo attorno allo stesso tavolo i numerosi, troppi, soggetti interessati; dai vari settori dell'Ente Provincia all'Ente di Irrigazione di Puglia, Basilicata e Campania (gestore delle acque), dai Comuni all'Autorità di Bacino, dalla Comunità Montana all'Agenzia del Demanio, per finire con il WWF, che dovrebbe occuparsi solo degli aspetti naturalistici e della vigilanza relativa. Difatti, la vigilanza assicurata dall'Associazione, è finalizzata alla salvaguardia diretta degli animali presenti (soprattutto uccelli) ed indiretta (in particolare durante il periodo riproduttivo qualsiasi presenza umana risulta una possibile minaccia).
Si attende ora che il problema sia non solo affrontato con la necessaria risolutezza, richiamando anche le Forze dell'Ordine competenti ad una maggiore attenzione. Sicuramente tutti apprezzerebbero di più l'Oasi del Lago di Campolattaro anche per le funzioni paesaggistiche e ricreative se fosse mantenuta in uno stato migliore, permettendo anche lo sviluppo di attività connesse al turismo, allo svago ed al tempo libero.Con l'ultimo incontro l'iter è stato completato e si attende ora la delibera regionale che, accogliendo la richiesta della Provincia, investa il Ministero dell'Ambiente per la trasmissione formale dell'aggiornamento alla Commissione Europea.
fonte Caserta News

lunedì 19 gennaio 2009

Correva l'anno 2009


Sant'Antimo, 19 gennaio 2009, ore 13:00. Non è un caso isolato. L'emergenza non è mai finita e ogni parola è superflua per raccontare quello che accade in terra di camorra: tutto è stato già detto e ripetuto. E la storia va avanti, senza che nessuno "possa farci niente". Cambierà qualcosa? Forse no, o forse si, o forse ancora no. "Wua finalmente è iniziato il grande fratello" sento bisbigliare ad un ragazzino rivolto al compagno, mi passano e vanno oltre. Io resto a pensare: adda passà a' jurnata!

mercoledì 14 gennaio 2009

Regi Lagni. Correva l'anno 1610, quando le bonifche le facevano...

Ultimamente mi vado interrogando sul perché alla parola “borbonico” è stata sempre data un’accezione negativa. Si dice “borbonico” di un sistema o di un certo modo di fare (magari di una amministrazione) vecchio, antiquato, o magari autoreferenziale. Sia chiaro che non intendo esprimere un giudizio storico su quello che sia stato il governo del Regno delle due Sicilie da parte dei vari vicerè borbonici che si sono succeduti, lungi da me. Ma i fatti parlano chiaro. Prendiamo ad esempio il regi lagni. Non hanno essi rappresentato una delle più grandi opere di ingegneria idraulica che siano state messe in opera a quei tempi? Si. Correva l’anno 1610 quando furono avviati i lavori, che terminarono circa 6 anni più tardi, subendo tuttavia, nel corso dei secoli, diverse modifiche ed ampliamenti. Ma dov’è il punto? Beh, il punto sta nel fatto che l’intera opera rientrava all’interno di uno dei più grandi, sempre per quell’epoca, progetti di “bonifica” mai fatti su ampia scala. Bonifica, che bella parola!.. (una volta ho sognato di fare la fine del vecchietto di “Così parlò Bellavista” - il film di Luciano De Crescenzo - che si svegliava solo al suono della parola “milione”, ricordate?). Si trattava insomma di canalizzare le acque dell’antico fiume Clanio e quelle che scendevano dai monti dritti nella piana campana e che concorrevano spesso alla formazione di vaste zone paludose. “Opera di bonifica” che funziona tutt’ora, a distanza di quattrocento anni. Nel secolo Ventunesimo invece, con Napoli e la Campania “restituite all’occidente” (queste le parole dello psiconano), non si riesce nemmeno ad organizzarsi per fare una semplicissima operazione di raccolta differenziata. La parola bonifica è meglio che non la pronunciamo proprio, pare che di questi tempi porti iella! Ebbene, stando così le cose ci sarebbe da fare una lunga serie di riflessioni. Le mie ve le risparmio. Tranne una: incominciamo ad usare al posto di “borbonico” il termine “italico”! …così, tanto per ridare almeno il giusto valore alle parole!

domenica 11 gennaio 2009

Un pò Harlem, un pò Gomorra

un bellissimo articolo tratto da Agora Vox
Ogni volta che sono all’estero e pronuncio la parola Napoli, e mi chiedono: "Gomorra"?
Io rispondo No! American Gangster.
Già: per me Napoli è anche un pò Harlem, non solo Gomorra.
Harlem è anche l’altra faccia della medaglia, non solo quella di chi riesce a costruire virtuosi imperi grazie alla polvere bianca, ma anche quella di chi la mattina finge di contrastare la criminalità organizzata, e la sera nasconde le mazzette del boss sotto la cuccia del cane.
Gomorra è solo la Napoli massacrata dalla camorra e dall’ignoranza.
Gomorra è solo la Napoli trucidata dalla criminalità e dalla prepotenza.
Gomorra è solo la Napoli che interessa a giornali e telegiornali.
Per chi ancora non avesse visto lo stupendo film di Ridley Scott con Denzel Washington e Russell Crowe, American Gangster è la storia di Harlem degli anni ’70, quartiere di Manhattan, ed è la vera storia di Frank Lucas (D. Washington) trafficante internazionale di droga e Boss di Harlem. American Gangster è anche la storia di Richie Roberts (R. Crowe), detective ebreo ed incorruttibile. Richie i problemi ama risolverli davvero, e cerca di estirparli alla radice, indagando sia sui traffici di droga e sulle varie piazze di spaccio, sia sulla corruzione e sulla concussione che dilagano nel suo commissariato.
Indaga sui topi di fogna, ma anche sulle talpe in famiglia.
Richie riuscirà a scomporre pezzo per pezzo tutti i tasselli che compongonoil sistema perfetto che mortifica Harlem e la sua gente, grazie a Frank, indotto a pentirsi, e grazie ai suoi nomi. Questo film mi ritorna in mente, ma soprattutto mi ritorna in mente la domanda finale di Frank a Richie, ogni qualvolta leggo notizie come questa.
L’ennesimo ristorante che chiude per "camorra".
Chiuso dopo quattro attentati del racket in cinque anni. Il racket o le estorsioni, per alcuni sociologi sono i ricatti morali, economici e sociali. Anch’io ho un amico che subisce il racket. Anzi, "il pizzo" Made in Italy.
Ma subisce un’altro tipo di pizzo.
Non quello che fa chiudere fabbriche e ristoranti, ma quello che li tiene in vita. Subisce il pizzo perchè viene sottopagato in un pub. Il pizzo, o meglio in sociologia, subisce un ricatto morale, economico e sociale. Per intenderci, Genny, il mio amico è ’nu buon guaglion. Va a giurisprudenza, tiene 28 anni, dopo 7 anni tra 1 pò si laurea. Lavora in un pub il sabato e la domenica, per 30 euro al giorno. Il mio amico Genny sogna di fare il magistrato, non quello che li arresta, ma quello che li fa arrestare. Ogni volta che li vede, quelli che si vengono a prendere la "mesata" nel pub... li vede.
Li arresterebbe, vorrebbe farli arrestare, sognerebbe.
Ma piuttosto che ripassare il condizionale, abbassa la testa e va a lavorare. Così come abbassa la testa ogni sabato e domenica sera. Ogni tanto lavora tanto, tanto di più, guarda il suo titolare ed abbassa la testa. Allunga la mano, si prende i 30 euro, e senza Irpef , senza Inps, senza Inail, senza Cgil Cisl o Uil, si mette sulla Vespa e se ne torna a casa.
Il Titolare subisce il pizzo. Genny subisce il pizzo. E’ una ruota infernale.
Però purtroppo le associazioni anti-racket nascono solo per i titolari, non per i buoni ’uaglioni.
E non dimentichiamo Monnezzopoli.
Forse se "l’emergenza monnezza" non ci fosse stata non ci sarebbe stato nemmeno Berlusconi IV.
L’Italia intera dovrebbe ringraziare Napoli se oggi abbiamo Berlusconicon il 70% dei consensi. Vedere la monnezza sfruttata in campagna elettorale come "conditio sine qua non" è stato stupendo. Un’ immagine che resterà nella storia della politica italiana.
Credo che il governo Prodi sia caduto per la monnezza e non per Mastella. Grazie agli incendi dei cumuli, alle manifestazioni contro le discariche. L’Italia che affogava nella diossina tutti i giorni veniva ripresa dal Time, dal Washington Post, dall’ Equipe, dal The Guardian, dal New York Times. Poi l’ 8/5/08 Berlusconi ritornò ed ecco che l’Italia tornò a risplendere. Una spruzzatina mediatica di Wc-Net ed ecco ritornare i cinesi con le macchine fotografiche. I cinesi sono tornati, ma non sono più tornati milanesi e veneziani.
Da quando hanno saputo che dalle mie parti arrivavano i loro rifiuti tossici hanno deciso di rinunciarci. Si sono trovati di fronte ad un bivio che li poneva nell’imbarazzante situazione di scegliere tra loro stessi o i rifiuti tossici.
Hanno scelto per la seconda opzione.
Meglio una pizza con la sottiletta che con la mozzarella alla diossina.
Le verità è che Gomorra non descrive la verità, ma descrive una verità.
Una parte della verità.
Quella di Harlem, di American Gangster.
Quella che non vincerà l’Oscar con Gomorra, quella che non sarà un’etichetta negativa. Quella che si conosce, ma troppo poco. Quella che si combatte, ma troppo poco. Quella che però è la parte fondamentale, ciò quella che rende il sistema inefficiente.
La domanda che fa il boss Frank al detective Richie è:
"Ma è vero che hai trovato 1 milione di dollari nel bagagliaio di un auto e li hai restituiti?" "Ma allora quanto vuoi, dimmi cosa vuoi?"
Ed il detective Roberts risponde:
"Voglio i NOMI".
A Napoli i nomi sono di quelli che oggi puntano il dito, e domani già hanno dimenticato le magagne che hanno fatto ieri.
A Napoli i nomi sono di quelli che conoscono i problemi ma leggono i giornali. E soprattutto sono i nomi di chi pretende di risolvere i problemi, guardando i telegiornali.
Proprio come se stessimo in Italia.

giovedì 8 gennaio 2009

Ci sono i rifiuti tossici? abbelliamoli con una bella staccionata

Girare per il territorio in cui vivi alla ricerca di luoghi esotici da fotografare, e accorgersi che ad ogni tour se ne scoprono sempre di nuovi e più strambi, è un'emozione che non può essere descritta. Specie se sei del parere la "foto migliore" è sempre quella che "dovrai scattare". Quello che non si racconta non esiste ci ha insegnato il grande Tiziano Terzani, ma io aggiungo che quello che si fotografa non solo viene strappato dall'oblio della memoria, ma viene rimescolato nel vortice della storia ed assume una nuova vita, continua a parlare a chi vorrà trattenervi sopra lo sguardo. Il posto in questione già lo conosciamo, si tratta di quel dedalo di vicoli e viuzze che si diramano dalla via Piro di Casaluce, tristemente resa nota dagli sversamenti di rifiuti tossici prodotti dalle industrie campane e non. Questa volta c'è da segnalare la stranezza delle staccionate di legno che vedete nelle foto. é meno di un anno che sono state messe, nell'ambito di un progetto di valorizzazione e riqualificazione di una campagna tra le più fertili al mondo. La volontà, oltre all'adeguamento ed assestamento dell'assetto stradale, di far costruire delle staccionate ai bordi delle stradine, è stata dettata dalla considerazione che le campagne casalucesi in sè rappresentino un esempio magnifico della rigogliosa (bell tiemp e' na' vota) "Campania Infelix". Lo stesso comune di Casaluce, nella seconda metà del secolo scorso, unificato a quello di Frignano e Teverola, era stato denominato col toponimo di "Fertilia", tanto erano preziose le qualità dei suoi terreni. E vengo alla domanda di oggi: era proprio necessario mettere quelle staccionate senza aver prima effettuato un'operazione di rimozione di tutte quelle tonnellate di detriti, materiali inerti, e rifiuti tossici di ogni genere? La staccionata, si saranno detti, andava fatta a tutti i costi! E quindi? "quindi spostiamo i cumuli di riufiuti (verso i recinti dei privati) e completiamo il lavoro!" E quando i cumuli dovranno essere rimossi? Nel momento in cui si metterà mano alla bonifiche tanto agognate, cosa accadrà? Rompiamo la staccionata, diranno, e così via, alè...
Per non parlare del fatto che un pò alla volta i km di staccionata spariscono, pezzo per pezzo, un pò alla volta. In ogni caso, considerazioni inattuali a parte, è uno spettacolo ripugnante. E noi fessi paghiamo!

lunedì 5 gennaio 2009

Casaluce: l'efficenza del crimine e lo spreco delle risorse pubbliche


Via Piro è la meta preferita per gli sversamenti dagli ecocriminali di tutta la provincia di Caserta. Le ripetute segnalazioni e le varie raccolte di firme dei contadini del posto, aiutati anche da alcuni noti professionisti della città, sono valse a ben poco. Forse proprio a niente se si considera che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stando a fonti isituzionali, infatti, è iniziata l'opera di bonifica delle centinaia di siti interessati dagli sversamenti di tritovagliatura, materiali inerti, ingombranti e rifiuti pericolosi di ogni sorta. Ma il punto è un altro: per ogni camion di rifiuti portati via altri due ne vengono sversati. E' un ciclo continuo, che va avanti senza tregua. La questione di tutte le questioni (per dirla alla napoletana), come da tempo vanno denunciando i vari comitati civici campani in difesa dell'ambiente, è il "controllo". E ovviamente l'autocontrollo, che sta per "io contadino se vedo qualcuno che sversa lo devo denunciare alle autorità". Ma di questa infelice località di Casaluce, ultimamente, pare che qualcuno se ne stia interessando. Stando a quanto ci è dato sapere dalle istituzioni locali, sui territori interressati dagli sversamenti, è attivo un servizio di sorveglianza da parte di autorità di polizia. Dalla trsmissione Report, in onda sulla terza rete rai, abbiamo appreso che il servizio di vigilanza in questione c'è, viene effettuato, ma solo in orari d'uffcicio!!! :-O Solo in orari d'ufficio, e quindi dal lunedi al venerdi (forse anche di sabato, non rcordo). E durante le altre ore chi ci pensa ad effettuare i controlli? E' bastato che il "primo giornalista arrivato sul posto" e che chiedesse al "primo contadino trovatosi a passare per caso" per avere "la notizia delle notizie", la "verità delle verità". Bernardo Iovene, titolare dell'inchiesta Terra Bruciata, chiedeva al contadino: "a che ora sversano in questo posto?", e il contadino risponde "alle 4:30 del mttino, perchè?". Le due foto allegate ritraggono tre carcasse di auto smaltite sul posto di recente. Il luogo è lo stesso dove Iovene intervistò il contadino.

domenica 4 gennaio 2009

Alla sbarra gli sciacalli che smaltivano illegalmente le balle di stracci. La magistratura si muove, ma cambierà veramente qualcosa?

(Napoili 19 dic 2008). Sono venti le custodie
cautelari emesse dal Noe, il nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Napoli, per “associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti”. Chiari agli uomini dello stato gli intenti dei criminali, che stamattina hanno diramato una nota con maggiori dettafli sulla vicenda: “dopo accurate indagini siamo riusciti a sgominare un agguerrito sodalizio criminale che si occupava di un ingentissimo quantitativo di rifiuti costituiti da indumenti ed accessori pst-consumo, i cui scarti venivano abbandonati e dati alle fiamme con il carattere della continuità per oltre due anni, determinando un gravissimo inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, nonché la liberazione di sostanze altamente nocive in atmosfera”.
Da elogiare l’operato della magistratura, ma sorgono spontanee delle riflessioni.
Si è giunti finalmente alla verità? Si è messa, una volta per tutte, la parola fine allo smaltimento illecito delle balle di stracci che, regolarmente date alle fiamme, hanno infestato e contaminato tutto il territorio della piana Campana? Sarebbe davvero un toccasana l’avere la certezza di una risposta affermativa a questi quesiti. Ma per chi da anni segue da vicino le dinamiche dello “stupro” quotidiano fatto all’ambiente della regione Campania sa che l’ultima parola detta dalla magistratura non serve a preservare il territorio, non serve a redarguire i “prossimi sciacalli” dal commettere altri e più efferati crimini. L’ultima parola, perché ciò non si ripeta, spetta ai cittadini campani. Se questo non accade, se non si prende coscienza di quello che sta accadendo, questa infelice porzione di territorio italico prenderà una piega pericolosa dalla quale non se ne potrà più uscire. Una piega pericolosa che mina le fondamenta dell’intero edificio ideologico su cui si è costruito lo stato italiano. Siamo tutti vittime e carnefici. Per questo e per altri milioni di motivi non si può restare a guardare. Tutti coloro che sono dotati di “lucidità intellettuale” hanno delle precise responsabilità e dei precisi doveri ai quali non si possono sottrarre. Chi lo fa è un assassino! C’è da organizzarsi per far riprendere al popolo campano e meridionale le redini del proprio destino, perché nessun altro lo farà. Le masse campane sono state da secoli abbandonate a se stesse. Il colpo di grazia è stato dato con l’avvento dell’unità d’Italia. La storia ancora una volta è la maestra delle maestre, e ci insegna che dovremmo guardare ad essa per capire il presente. Prima dell’unità l’erario del Regno delle Due Sicilie contava ben 443,2 milioni di lire, la Lombardia 8,1, il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, Roma 35,3, Romagna, Marche e Umbria 55,3, l’Impero sardo-piemontese 27,0, Toscana 85,2 e Venezia 12,7. Questi dati sono stati elaborati dallo storico statista ed economista Francesco Saverio Nitti (presidente del consiglio tra il 1919 e il 1920). Abbiamo pagato il prezzo della costruzione di una nazione “civile” e lo stiamo pagando ancora adesso, costretti come siamo alla più bieca delle pesti: la sottocultura, che ha generato quello ora è sotto gli occhi di tutti!

venerdì 2 gennaio 2009

Happy new year from the Gomorra's land


Gricignano di Aversa, via Piave, 1 Gennaio 2009 - Tracce di festeggiamenti

martedì 30 dicembre 2008

Iniziata la messa in sicurezza dell'amianto di Torre Palomba


Ci voleva lui, il tenente Colombo, al secolo Bernardo Iovene, per smuovere le acque del pantano burocratico in cui stanno affondando quasi tutte le istituzioni campane. Torre Palomba sembrava un sito abbandonato al suo destino, senza che nessuno prendesse provvedimenti immediati ed urgenti per tamponare un disastro consumatosi sotto gli sguardi attoniti di tutti quei cittadini che invano hanno chiesto, per mesi e mesi, che qualcosa cambiasse. Ovvio che non è successo ancora niente, si tratta di una semplice messa in sicurezza di alcuni dei tanti cumuli di rifiuti pericolosi che si trovano in quel posto, ma per chi quasi ha rinunciato a crederci vuol dire il riaccendersi di una qualche forma di speranza. La speranza maggiore, ovviamente, è quella di veder completate le fasi successive alla "messa in sicurezza": la bonifica vera e propria.
Per la serie: "qualcosina si muove...solo se le dai una forte spinta!". Ed infatti, secondo il mio modesto parere, ciò di cui stiamo parlando non sarebbe mai accaduto se B. Iovene non avesse affrontato l'argomento "Torre Palomba" dapprima nella sua inchiesta televisiva "Terra Bruciata" (per il format "Report" di Raitre) e successivamente nel libro-denuncia sullo stato delle bonifiche in Campania "Campania Infelix".

domenica 28 dicembre 2008

Risolto il problema della "inefficacia della sorveglianza"


Le foto le ho scattate Domenica 28 Dicembre 08.
Siamo sempre nei pressi della stazione ferroviaria Gricignano-Teverola. Ogni qualvolta mi sono trovato a passare in questo posto ho sempre lanciato un'occhiata a questa stradina piena di rifiuti, alla cui entrata si "ergeva" il cartello che segnalava un "qualche sistema di sorveglianza" e quindi il divieto volto a redarguire i malintenzionati dallo sversare i rifiuti.
Quel cartello di divieto pareva avere un'anima. Era sempre lì, in piedi, sfidando tutte le intemperie, a "resistere" contro tutto e tutti, mi verrebbe da dire. Mi dava anche un senso di tristezza: tutto solo com'era, con nessuno che lo pensasse, che gli desse un'occhiata, anche solo per un secondo. Ora qualcuno l'ha buttato giù. E di certo, come potrete giudicare voi stessi dalle foto, non è stato il vento o la pioggia a ripartirgli l'estrema unzione. Ho motivo di pensare che qualcuno lo abbia buttato giù con delle intenzioni ben precise. Non è mio mestiere fare dietrologia, ma a volte mi diverto a farla.
Di questo segnale di "divieto di scarico-zona sottoposta a sorveglianza" ne avevo parlato in un precedente post, in questo blog, appena qualche settimana fa. La foto che avevo allegata era più eloquente delle parole. Era bella, con la strada intasata di rifiuti dietro ed il cartello/divieto posto innanzi. Stava a dire che quel posto era un simbolo. Tanto è vero che molti amici mi hanno chiesto dove si trovasse "quel luogo". Un simbolo! Uno dei tanti simboli che spiegano le contraddizioni, piccole o grandi che siano, di un territorio disastrato. Più di quanto possa fare un qualsiasi trattato si sociologia. Un simbolo da eliminare.
PS ammazza qui ci vorrebbe Carlo Lucarelli! :-p

giovedì 25 dicembre 2008

L'impero, traffici storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi

tratto dal sito OltreGomorra
"L'Impero": è questo il titolo dell'ultimo libro di Gigi Di Fiore. Un testo interamente dedicato alla camorra casertana. O forse sarebbe meglio dire mafia casertana. È qualche anno che mi sforzo di sottolineare il carattere mafioso della malavita casertana e finalmente qualcuno lo ha scritto chiaramente. Una storia che parte da lontano, ben descritta (e ben documentata) da Di Fiore. Una mafia sempre autonoma e diversa rispetto a quella napoletana, nata nei Mazzoni tra bufale e mozzarelle. Mafia contadina, impenetrabile, con struttura piramidale al cui vertice c'è una sola famiglia. Un'organizzazione in cui, per anni, la pratica del pentimento è stata una rarità assoluta, lavata col sangue.
Sangue, cemento e mozzarelle: questo il trinomio che caratterizza il clan. Lo stesso clan che, gettando le basi della propria ascesa con Antonio Bardellino, vede le sue radici culturali vecchie almeno di due secoli. Egemonia totale su tutta la provincia, clan satelliti tollerati e/o inglobati, con diritto di esistere e di operare ma sempre con il benestare di Casale (o San Cipriano). Da Giugliano a Gaeta, passando per Marcianise e Pignataro Maggiore. Un territorio enorme. Rapporti strettissimi (ma paritari) con Cosa Nostra, a volte addirittura apparentamenti strategici. Guerre di successione e di mafia. Lotte contro i cutuliani, ma anche lotte interne.

Cose che si sanno ma anche molti dettagli inediti, uno stile volto a riportare i fatti. Fa il giornalista Di Fiore, riporta fatti, appunto. Commenti pochi, considerazioni sempre molto ben ponderate, sforzandosi di essere il meno soggettivo possibile. Tanta cronaca giudiziaria. Uno stile poco sentimentale ma efficace. Ne emerge una realtà imbevuta di cultura criminale, dove la malavita entra nell'economia, nella politica, nella società. Dove la mafia è società! Libro aggiornatissimo fino al secondo grado di Spartacus. Ci sono delle cose che mi hanno colpito per un motivo o per un altro.

La prima può sembrare secondaria, ma la si rivaluta se si pensa a come ragionano i casalesi: il cadavere mai trovato di Antonio Bardellino. Rosaria Capacchione ci induce a riflettere. Come può essere che la donna di un capomafia si risposi dopo poco tempo che il marito è stato assassinato? Alle donne di mafie certe condotte non sono permesse. Matrimonio di copertura? Che l'uccisione di Bardellino non sia mai avvenuta? Perché, nonostante precise indicazioni in merito alla spiaggia dove il corpo di Bardellino sarebbe stato sepolto, la polizia non ne ha mai trovato traccia? Siamo sicuri che i casalesi hanno ucciso il sanciprianese Bardellino? La magistratura, nonostante il mancato rinvenimento del cadavere, ne è convinta. Bardellino non era uno qualunque ma una sorta di padre del clan.

La seconda: l'enfasi con cui è stata accolta la sentenza di secondo grado del maxiprocesso alla mafia dei Mazzoni, in contrasto con la quasi totale indifferenza con cui era stata accolta la sentenza di primo grado. Il merito è di Roberto Saviano. Grazie Roberto!

La terza: l'eroismo di certi magistrati, di certi giornalisti, di certi politici, di certe persone. Io sono di Gricignano di Aversa e so quanto valga l'omertà in alcuni casi. In certe zone è l'arma migliore per aver salva la vita. Sentiamo alcuni fare proclami e teorizzare sistemi da contrapporre alla mafia. Tutto molto bello, ma il vero coraggio è di chi, abitando a cento passi dalla casa dei boss, non ha paura di rendere noti i loro loschi affari e le loro efferatezze, denunciandoli. Quanti Peppino Impastato nella mia provincia ma ancora troppo pochi rispetto ai Tano Badalamenti. A loro, la mia ammirazione. Non vanno dimenticati.

La quarta è un vuoto da riempire. Le sentenze e le cronache, come il libro, parlano molto di Casale, San Cipriano, Casapesenna, Mondragone... Di Fiore dedica non poche parole al clan satellite di Pignataro Maggiore ma il vuoto, secondo me, riguarda Marcianise, Gricignano, Carinaro, Cesa e altri paesi. Cosa dire di Orta di Atella, Succivo... Molti sono satelliti di Casale che, scommetto, stanno approfittando della stretta operata al clan per guadagnare spazi. È un vuoto giornalistico più che giudiziario e andrebbe colmato. Esiste già qualche elemento ma dobbiamo approfondire. In queste zone si sono realizzati alcuni dei più grandi investimenti immobiliari e industriali che la Campania abbia visto negli ultimi 15 anni (alloggi US Navy costruiti dai Coppola, quelli del villaggio Coppola sul territorio di Gricignano di Aversa. Il polo tessile e il polo calzaturiero, costruiti sui territori di Gricignano, Teverola e Carinaro. Migliaia di alloggi abusivi sul territorio di Orta di Atella, tanto che si parlava di una "seconda Orta". Il tratto di TAV che attraversa Gricignano e Marcianise. La costruzione del Tarì sul territorio di marcianise). Non è difficile immaginare in che modo gli appalti siano stati assegnati. Ancora da chiarire alcuni omicidi avvenuti nel 1996 quando cominciava la costruzione degli alloggi per i militari americani a Gricignano. O quelli avvenuti a Marcianise e Capodrise tra il 1991 ed il 1992, gli anni in cui si lavorava all'edificazione del Tarì. Su questo indagano i giudici ma a noi tocca la guardia civile?

Infine una nota che è forse sfuggita (o forse il suo libro era già in stampa quando ciò è avvenuto) al documentato Di Fiore. Una nota positiva. Un giovane imprenditore di Cesa, che io conosco (abbiamo frequentato la stessa scuola superiore), che ha lanciato un grido di dolore. Scrivendo a Michele Santoro, Lorenzo Ferriero ha squarciato l'omertà tipica della nostra terra. Ha scritto:

"Dott. Santoro mi chiamo Lorenzo Ferriero, sono un giovane imprenditore che vive a Cesa in provincia di Caserta, paese del pentito Gaetano Vassallo. Per anni lo scrivente e il fratello sono vissuti sotto la minaccia delle estorsioni, alle quali non hanno mai inteso sottostare; infatti negli anni gli atti intimidatori si sono susseguiti:-nel mese di aprile 2000 si verificò un incendio in un cantiere; -nello stesso anno nel mese di agosto vi fu un attentato dinamitardo presso la abitazione della mia famiglia adibita anche a sede legale della società, (fatti regolarmente denunciati agli organi di polizia). Stante la nostra fermezza di non sottostare alle pressioni dirette od indirette dei clan si è cercato di annientarci economicamente, minacciando in maniera aperta i committenti dei vari lavori affinché non affidassero loro più commesse o risolvessero i contratti in corso, minacciando i proprietari di terreni oggetto di trattative affinché desistessero dalla cessione degli stessi a noi, e avvicinando familiari ed amici finché ci convincessero a pagare, poiché oramai eravamo rimasti gli unici a non rispettare le regole del clan. Nonostante tutte le difficoltà sopra rappresentate, la nostra piccola impresa era riuscita non solo a sopravvivere economicamente ed onorare tutti gli impegni assunti, ma anche a progredire passando a gestire operazione immobiliari vere e proprie di grosso valore. L'esistenza sul micro territorio di un gruppo imprenditoriale non aggiogato alla logica ed agli interessi del clan egemone della zona, non era ammissibile ne tollerabile oltremodo. Tale circostanza in paese era notoria e più volte era stata palesata con impudenza e sprezzo della legalità dai componenti del gruppo malavitoso egemone, infatti i Ferriero invece di piegare la testa la hanno alzata, ed erano e sono un pericolo mortale per il sistema omertoso sul quale si regge il Clan egemone a Cesa, dove la fanno da padroni. E questi camorristi lo sanno, infatti anche a distanza di anni non dimenticano chi ha osato opporsi ed è diventato un cattivo esempio per tutti gli altri.

Tanto che la notte di natale 2007 compivano la più nefanda e scellerata delle loro azioni uccidendo il fratello dello scrivente Cesario di appena 26 anni. Chi scrive è stato gettato nello sconforto totale ed ormai è quasi paralizzato ad adottare qualsiasi scelta, ha chiesto aiuto alle istituzioni con molteplici comunicazioni, oltre ovviamente a denunciare le estorsioni e le minacce subite. Ha chiesto aiuto alla prefettura di Caserta affinché gli venisse garantita una forma di protezione almeno negli spostamenti che deve fare per seguire le sue attività imprenditoriali, anche perché, stante l'attuale situazione, l'azienda rischia il fallimento, e con essa tutto l'indotto e le famiglie che lavorano. Ebbene ad oggi a quasi dieci mesi niente di niente richieste e denunce lasciate non si sa dove. Come non pensare all'omicidio di Michele Orsi consumato a Casal Di Principe pochi mesi fa, quando il suo avvocato affermava di aver chiesto alla Prefettura prima dell'omicidio protezione per il suo assistito. Ma che razza di paese è questo! La storia si ripete anche se con diverse sfaccettature ma tutti restano inermi a guardare, ad aspettare gli eventi, e i cittadini onesti vengono abbandonati ed isolati, lasciati al proprio destino; c'è da vergognarsi! Se non è una resa alla camorra questa, e chi in questa situazione dovrebbe sentirsi invogliato a denunciare senza garanzia di diritti. A questo punto ciascuno è portato a credere che la camorra e i gruppi malavitosi siano solo una causa dei problemi, l'altra è sicuramente da individuare nella inefficienza dell'intero sistema. Cesa è un paese dove lo Stato è completamente assente, ed è sostituito in ogni sua funzione dal clan egemone, basti pensare che qui è stato picchiato il parroco in chiesa sull'altare, davanti a decine di bambini che facevano lezioni di catechismo da uno di questi capoclan; tutti sanno chi è stato!!! E naturalmente il terrore aumenta. I capoclan girano armati e scortati da affiliati e figli di capo clan muniti di regolare permesso di porto di pistola rilasciato dagli organi competenti. Cesa è l'unico paese del circondario a non essersi dotato di una rete di gas metano nonostante la volontà di investimento di aziende di rilievo Nazionale come Enel Rete Gas e opportunità di finanziamenti pubblici, poiché il gas nei bomboloni a Cesa è gestito dal clan camorristico, e solo dopo le mie denunce il consiglio comunale obbligati dal prefetto di Caserta ha fatto un primo timido passo con una delibera di consiglio comunale dello scorso settembre 2008, anche se si è lasciato scadere finanziamenti pubblici per portare il metano a Cesa. A Cesa ha investito il Gruppo LIDL di grosso rilievo con l'apertura di un punto vendita in via Matteotti, anche qui attentati dinamitardi per tangenti e assunzioni di donne di affiliati e familiari del Clan camorristico. A Cesa, in Comune lavora la moglie di un Capoclan, che ha accesso ai dati di questo ente e fa da portavoce del marito. Le estorsioni si consumano direttamente nelle abitazioni private di questi camorristi, poiché non vi è imprenditore che prima di intraprendere una qualsiasi iniziativa non sia costretto è obbligato a passare da loro e mettersi d'accordo sul prezzo da versare nelle casse di questo potentissimo clan, pertanto questi camorristi non si devono neanche più scomodare, e andare in strada o sui cantieri, tanta è la loro forza. In questo paese i gruppi criminali si affrontano da oltre un ventennio a suon di morti ammazzati e allo stato nessun processo ha assicurato alla giustizia con una condanna i presunti responsabili. Pochi mesi or sono il tecnico comunale, è stato gambizzato sull'uscio del comune e dopo una lunga convalescenza tornato a lavoro, anche perché è la sua unica fonte per vivere, è stato costretto a spostarsi nell'ufficio commercio senza averne competenze, perché in tale ufficio, il suo vecchio ufficio, era di intralcio agli affari del clan.

Questo e molto, ma molto altro ancora, accade a Cesa per mano di un Clan camorristico che oramai si sente onnipotente. Se le istituzioni locali come più volte dimostrato, hanno paura di un sistema che loro malgrado si sono ritrovati, a chi tocca estirpare questo cancro? A voi la risposta."

È da chi, come Lorenzo, ha il coraggio di denunciare, che dovrà partire il nostro risveglio!
Recensione di Tommaso Aquilante

mercoledì 24 dicembre 2008

Tra poche ore il via all'inceneritore di Acerra

L’inceneritore di Acerra dovrebbe essere attivato ad ore. Con esso e la discarica di Chiaiano la Campania si avvierà verso la fine dell’emergenza rifiuti e ad una nuova alba. O no?

Berlusconi è il teodoforo, il campione a cui è stato conferito l’onore di portare la torcia. E’ lui il vero protagonista, la guida suprema, l’eroe olimpico che ha liberato Napoli e la Campania dai rifiuti. A lui spetta il compito di accendere la grande fiamma, al pari delle Olimpiadi. Solo che non stiamo parlando di sport, anche se l'articolo del Corriere del Mezzoggiorno lascerebbe intendere al lettore esattamente ciò. Il premier, infatti, avrà "l’onore" di ardere il primo sacchetto di spazzatura che varcherà la soglia del forno della prima linea dell’inceneritore di Acerra.
Inizialmente il termodistruttore brucerà 700 tonnellate di rifiuti al giorno; verso il mese di marzo potrà bruciare 2000 tonnellate quotidiane di monnezza schifosa. L’articolo di Angelo Agrippa è solo uno dei tanti encomi che si son sprecati verso la linea dura e pura del governo a favore del massiccio incenerimento dei rifiuti. La verità è che l’argomento è stato affrontato troppo superficialmente, anche a causa di lobby ben radicate nel panorama mediatico ed interessate alla gestione di uno dei più grandi business italiani che frutta annualmente svariati miliardi di euro, grazie agli incentivi statali CIP 6 alle energie rinnovabili "assimilate", in aperta violazione delle direttive dell’Unione Europea. Un fiume di denaro che, invece di essere investito nella creazione di centrali ad energia rinnovabile e pulita, viene speso in una pratica obsoleta e fortemente inquinata come l’incenerimento, e che ci costa circa il 7% della bolletta della luce.
L’inceneritore di Acerra ha una storia lunga e travagliata, fatta di proteste delle popolazioni locali e di vicende giudiziarie che hanno visto coinvolta l’Impregilo nella gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti campani. Alla devastazione ambientale della camorra si è aggiunta quella dell’imprenditoria deviata. Un disastro dalle proporzioni incalcolabili. Sono 7 milioni le balle non a norma prodotte dagli impianti CDR. Nessuno però dice che i cosiddetti "impianti CDR" rappresentano in realtà il fiore all’occhiello della Campania, essendo ottimi Impianti di Selezione tedeschi. Oltre alla produzione di ecoballe infatti, sono benissimo in grado di riciclare tramite TMB la frazione secca dei rifiuti e compostare la frazione umida fin da subito (caratteristiche tecniche tuttavia sabotate dalla precedente gestione Impregilo e tuttora inutilizzate. Le ecoballe, a detta dei diretti interessati, dovevano rappresentare un investimento per la società milanese di oltre 1 miliardo di euro (con un aumento di 220 milioni all’anno) e risultano ora inservibili, accatastate per tutta la Regione, principalmente a Taverna del Re. Ma ora esse rappresentano un’ottima giustificazione per costruire ben cinque enormi inceneritori. Nel mondo dell’economia nulla capita per caso.
Acerra doveva in origine bruciare 1.500.000 tons annue; ora sono state ridotte a 750.000 (ma rimangono pur sempre in numero gigantesco) per un costo complessivo di costruzione di 420 milioni di euro. L’impianto è stato più volte giudicato obsoleto, ma il governo ha deciso comunque di continuarne la realizzazione piazzando anche qui, come nelle discariche, l’esercito. Il termodistruttore è stato provato agli inizi di dicembre. La temperatura ha raggiunto i 1200° grazie alla combustione del gas metano. La presenza di un combustibile fossile come il metano è essenziale, in quanto le balle che verranno bruciate non sono a norma, avendo un potere calorifero ben al di sotto dei limiti di legge (13.200 Kj/kg contro i 15.000 Kj/kg) e contenenti tra l’altro rifiuti tossici. In pratica si autorizza a bruciare ciò che non dovrebbe essere assolutamente bruciato, poichè fortemente dannoso per tutta l’area interessata dagli inceneritori, in primis Acerra. Ma in nome dell’emergenza (o presunta tale) la salute delle persone è sacrificabile...
La combustione dell’inceneritore poi, a differenza di quanto affermò diversi mesi fa l’oncologo Umberto Veronesi a Raitre, genera un gran numero di sostanze tossiche se la temperatura non mantiene costantemente gli 850°C. Se il raffreddamento avviene troppo lentamente, si generano le micidiali diossine che si disperdono nell’ambiente circostante, andandosi a posare sui suoli e nelle acque; se invece il calore generato supera la barriera suddetta, si formeranno i nocivi ossidi di azoto e le polveri sottili si affineranno diventando nanopolveri, superando così più agevolmente le mucose che fungono da filtro per i polmoni. Ovviamente vi è tutta una serie di fattori che rende praticamente impossibile il mantenimento di una temperatura costante, fra cui il rendimento energetico che l’impianto deve raggiungere per poter produrre sufficiente energia elettrica (che tuttavia non basterà mai a servire adeguatamente le popolazioni nei dintorni in quanto l’inceneritore stesso ha bisogno di energia per poter bruciare i rifiuti).Altra nota dolente: le acque di scarico dell’impianto acerrano dovrebbero essere trattate in appositi depuratori, ma esse verranno semplicemente riversate nell’ambiente all’interno dei famigerati Regi Lagni, una rete d’irrigazione d’epoca borbonica che attraversa le province napoletana e casertana, colma di ogni sostanza tossico-nociva esistente sulla faccia della Terra.
Il cestino di Acerra sarà molto probabilmente la discarica di Chiaiano. Ogni inceneritore infatti produce sempre un 30% di ceneri non trattabili che vanno conferite in discariche speciali e opportunamente attrezzate. Peccato che, come testimoniano alcuni filmati, la cava non è assolutamente a norma in quanto bastano poche pioggie per poterla allagare. Ciò significa anche che mancano i canali di scolo per il percolato. Il tutto viene per giunta riassorbito dal terreno poroso della cava tufacea.
Nel quartiere di Napoli si respira un’aria tesa. Si è consapevoli dell’apertura imminente dell’invaso di Chiaiano, che dovrebbe avvenire a giorni. I primi camion, a dispetto di quanto affermato da Bertolaso, dovrebbero provenire proprio dall’inceneritore di Acerra, come autorizzato da decreto rifiuti del 23 Maggio 2008, in cui si dà l’ok per il conferimento nelle discariche campane di ceneri e fanghi industriali tossici. Come andrà a finire?
tratto da Agorà Vox

Arrestati i crimanali che hanno disseminato le provincie di Napoli e Caserta di balle di stracci

Di "Terra dei fuochi" parla lo scrittore Roberto Saviano, in alcune pagine del suo "Gomorra". Il giornalista si riferisce a quella porzione di territorio compreso tra le Provincie di Napoli e di Caserta, in cui l'abbandono illecito di rifiuti, anche tossici e nocivi, che sono dati regolarmente in pasto alle fiamme, sono all'ordine del giorno. Tra i Comuni interessati anche Marigliano, dove è noto, anche per i reiterati interventi degli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che è sversato di tutto, finanche balle di stracci, nonché di scarpe e di borse (comunque di pellami), che in alcuni casi hanno impegnato anche porzioni dei Regi Lagni.
Di "Terra dei fuochi" si parla, inoltre, in un video scioccante che descrive la situazione predetta tra Napoli centro e provincia.Ora, con "Terra dei fuochi" si deve, tuttavia, indicare anche la maxi operazione condotta a termine, nelle ultime ore, dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli, il cui bilancio si sostanzia in venti arresti (Giuseppe Luiso 38 anni di Casoria, Salvatore Salierno 39 anni di Afragola, Gennaro Salierno 30 anni, Camillo Punzo 33 anni e Ciro Formisano 38 anni di Napoli, Andrea Svetti 19 anni di Acerra, Mattia Garofalo 37 anni di Afragola, Massimo Napolitano 33 anni e Pietro Napolitano 54 di Casoria, Catello Russo 30 anni di Torre del Greco, Andrea Acampora 40 anni e Domenico Acampora 37 di Ercolano, Andrea Cozzolino 25 anni, Virginia Scognamiglio 26 anni e Carmine Oliviero 31 anni di Napoli, Salvatore Colomba 36 anni di Portici e Rosa Cristina Colangelo 32 anni di Caserta).
Diversi sequestri di aziende e di mezzi. I militari dell'Arma hanno smantellato un un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, incendiati nelle campagne del napoletano e del casertano. Anche in questo caso per rifiuti si intendono indumenti (quindi stracci) e accessori (quindi anche pellami), abbandonati e bruciati. Si tratterebbe, secondo le indagini, che hanno preceduto il blitz di una prassi portata avanti per oltre due anni. Bruciare i rifiuti non avrebbe chiaramente fatto bene ai suoli, alle falde acquifere e all'atmosfera, per le continue emissioni e immissioni di sostanze tossiche. Un ruolo l'avrebbero avuto nel traffico illecito colpito le aziende sequestrate, che a termine di un trasporto costante di balle di un peso tra i 200 e i 250 Kg ciascuna, l'avrebbero prelevate senza autorizzazioni, con vari automezzi, per abbandonarle e bruciarle nelle campagne. L'organizzazione avrebbe cercato (ma l'operazione ultimata dimostra che non è andata secondo le aspettative) di prestare attenzione ai continui movimenti delle forze dell'ordine per sottrarsi a controlli ed accertamenti, di giorno come di notte. Interessati alla vicenda sono, in particolare, i Comuni di Marigliano, di Acerra, di Afragola, di Arzano e di Caivano. Il tutto era fatto a scopo di lucro. Naturalmente, ingenti erano i risparmi sotto il profilo dello smaltimento di rifiuti qualificati spesso come speciali.