martedì 27 aprile 2010

Storia di Veleni. Una storia italiana

Maurizio Torrealta, giornalista di RaiNews24 presenta tre libri:

Veleni di Stato del giornalista dell'espresso Gianluca Di Feo,
Bandiera nera, le navi dei veleni del giornalista del manifesto Andrea Palladino
Cosi ci uccidono del girnalista dell'espresso Emiliano Fittipaldi.

Inoltre in colelgamento da Bari la giornalista di Rainews Manuela Lasagna presenta la testimonianza di un pescatore che a causa dei residui bellici presenti ancora nella acque ha contratto la iprite. In studio anche il giornalista di rainews Angelo Saso che presenta la sua inchiesta sulla nave Eden Five e i suoi misteriosi trasporti di barili.



lunedì 26 aprile 2010

La rabbia dei magistrati: ladri di futuro danni gravissimi

Da Galgano strali anche su Bertolaso: doveva occuparsene da commissario ai rifiuti

da Il Mattino del 17 aprile 2010

L’emergenza rifiuti? Non è finita, non è mai finita. E quella ambientale, il disastro di coste e terreni, è tutta lì, raccontata dai drammatici fotogrammi del filmato girato dalla Guardia di Finanza durante i sopralluoghi lungo l’asta valliva dei Regi Lagni. Il procuratore generale Vincenzo Galgano indica le immagini ai giornalisti e non nasconde il raccapriccio e il disgusto per un pezzo di paradiso terrestre diventato periferia dell’inferno: da Napoli a Gaeta, arenili larghi e chiari trasformati in melma, pineta fitta sventrata dal cemento. Galgano, fiero dei risultati ottenuti grazie al coordinamento tra due Procure e nonostante l’assoluta scarsità di mezzi e di risorse di cassa, non risparmia però niente e nessuno: la coscienza dei singoli, avvelenatori di terre e di acque, e gli enti pubblici «che non hanno svolto bene la loro funzione», a partire dalla Regione Campania e fino a Bertolaso: «L’emergenza rifiuti non è finita. Di questo doveva occuparsi anche il sottosegretario Bertolaso con il suo commissariato, scaduto qualche mese fa». Nel corso della conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche i procuratori di Nola, Paolo Mancuso con il pm Giuseppe Visone, e di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, accompagnato dall’aggiunto Raffaella Capasso, dal nuovo capo della Procura di Isernia, Paolo Albano e dal pm Donato Ceglie, Galgano ha denunciato che «questo disastro ambientale è particolarmente grave perché ruba ai cittadini e ai loro figli spiagge e mare puliti, contamina l’ambiente in quella che duemila anni fa era Campania Felix e doveva di nuovo esserlo. Spero che questo futuro sia presto restituito alla Campania attraverso bonifiche urgenti e complesse». Un concetto ripreso anche da Lembo che ha definito gli inquinatori «ladri del futuro». Martedì, in occasione del tavolo periodico di confronto con il ministro Maroni, presso la prefettura di Caserta, proporrà la redazione di un protocollo nazionale i cui compiti saranno la mappatura dei crimini ambientali, l’individuazione delle aree di criticità, le indagini scientifiche ed epidemiologiche, i programmi di bonifica. Da Donato Ceglie il paradosso delle ultime ore: «In questi giorni i depuratori sono fermi ma l’attuale blocco non deve spaventare. I canali che sfociano in mare sono meno inquinati dell’acqua che passa tra le griglie contaminate dei depuratori». Paolo Mancuso, infine, ha ricordato che «la Regione ha stanziato 50 milioni per la bonifica. Dopo quanto si è scoperto, c’è da augurarsi che tanti soldi siano davvero spesi, e bene».

Rifiuti speciali nel fiume Sarno e in mare arresti in Campania, sigilli a 17 aziende

Rifiuti speciali nel fiume Sarno e in mare arresti in Campania, sigilli a 17 aziende Scoperto un traffico notturno di scarti delle concerie di Solofra e delle aziende conserviere salernitane. La mancanza di un impianto di compost ha favorito un'industria parallela dello smaltimento. Affari per decine di milioni. A guidare le operazioni un detenuto per usura
Articolo tratto da Repubblica.it
di ANTONIO CORBO
Centrale del traffico clandestino di rifiuti speciali in un appartamento di Nocera Superiore. Funzionava notte e giorno. Alfonso Russo, 43 anni, è agli arresti domiciliari, per usura. Non potendo allontanarsi, è accusato di aver ideato con altri un servizio di raccolta, trasporto e smaltimento con lo sconto del 50 per cento. Tariffa molto conveniente per 17 aziende, alcune concerie di Solofra in provincia di Avellino, altre sono industrie conserviere tra Nocera e Sarno. L'indagine dei carabinieri del Noe, coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dal pm Maurizio De Marco, si è conclusa ieri con 50 indagati, di questi 13 sono colpiti da misure cautelari, Alfonso Russo e altri tre vanno in carcere, due bloccati ai domiciliari, obbligo di dimora per 5, firma in caserma per due. Per tutti la Procura regionale diretta da Giancomenico Lepore, istituita nel 2008 per fronteggiare l'emergenza rifiuti, aveva chiesto l'arresto in carcere. Il collegio dei tre gip, guidati dal presidente Bruno D'Urso, con Paola Di Nicola e Barbara Grassi, ha attenuato le misure. Per le 17 aziende è scattato il sequestro preventivo. Sono affidate a custodi giudiziari. Le indagini proseguono per scoprire altri complici, magari nella pubblica amministrazione. L'idea e tutto il traffico poggiano sulla mancanza di un impianto di compostaggio in Campania. Una struttura che accolga rifiuti speciali (non tossici, quindi) come scarti di cucina, residui di potatura, liquame, letame, foglie ed erba falciate. Le 17 aziende sequestrate dovevano sversare scarti della lavorazione di pomodori o di pellami, inutilizzabili per l'alimentazione o per il riuso. Per smaltire questi rifiuti, in altre regioni si paga meno di 100 euro a tonnellata. A Bologna, solo 58. Le società campane sono costrette a rivolgersi a ditte di smaltimento che essiccano e trasferiscono i rifiuti spciali da compost a Ofelia, vicino Catania. Questa carenza crea un giro d'affari e posti di lavoro: viavai di camion per la Sicilia. Le spese sono fatturate. L'idea di Alfonso Russo, di Bruno Guadagno e dei due proprietari di cave, Attilio Marrazzo e Giovanni Izzo, ha creato una industria parallela dello smaltimento rifiuti. Clandestina. I rifiuti era trasportati di notte per evitare controlli e sversati nel fiume Sarno e nelle cave. Prezzo medio: 100 euro a tonnellata. La metà della tariffa legale. Affari per decine di milioni. Ma è drammatico il prezzo pagato dalla Campania: un disastro ambientale che pregiudica la salute del mare, impone divieti alla balneazione, a Sud di Napoli. A Nord, dalle Procure di Santa maria Capua Vetere e Nola è stato appena dimostrato attraverso le indagini della finanza il danno ambientale prodotto da Comuni e allevamenti di bufale, con veleni nei Regi Lagni. Per guarire il mare di Napoli, hanno previsto i magistrati, occorrono tre generazioni. Il Sarno è tra i più inquinati d'Europa, "il fiume killer", affidato ad un Commissario straordinario, ex generale comandante dei carabinieri. Portava in mare, nella zona dello scoglio di Rovigliano, tra Castellammare e Torre Annunziata vernice delle concerie di Solofra ma anche scarti di pomodori. Negli anni scorsi furono segnalate chiazze rosse in mare spinte dalle correnti fino a Capri.
(26 aprile 2010)

martedì 13 aprile 2010

Depuratore in tilt dopo dieci giorni

di Vincenzo Ammaliato

Si chiamano «coclee». Sono le quattro grosse pompe meccaniche necessarie per sollevare i reflui e depurarli. In pratica rappresentano il cuore dell’impianto sito alla foce dei Regi Lagni. Erano rotte da quattro anni e dieci giorni fa alla presenza di ambientalisti, operatori balneari e politici erano state finalmente riparate e messe in funzione. Da ieri, purtroppo, sono nuovamente ferme, perché è avvenuto un guasto. La notizia ha creato sconcerto fra i residenti del litorale domizio, che attendeva dal nuovo corso del depuratore di Villa Literno speranze per il recupero della qualità del proprio mare, da troppi anni condannato alla non balneabilità. Ma i dirigenti della Hydrogest Campania, la ditta che da tre anni gestisce gli impianti del Ps3, si sono affrettati a gettar acqua sul fuoco e rasserenare tutti, garantendo che al massimo in una settimana le coclee saranno nuovamente riattivate. «Il danno - fa sapere l’ingegner Stefano Di Bari, responsabile tecnico dell’impianto di Villa Literno - è di lieve entità e ha interessato i cuscinetti di stabilizzazione delle pompe». Il guasto sarebbe avvenuto a causa dell’esplosione indotta del muro di contenimento dei reflui creato proprio per istallare le nuove coclee. Si trattava di una vera e propria piccola diga, lunga venti metri, alta quattro e spessa addirittura due metri. Probabilmente, per la demolizione del muro di cemento armato è stata utilizzata troppa dinamite e l’onda d’urto ha provocato la lesione dei cuscinetti, che si è poi trasformata in crepa con l’attività delle coclee. Si tratterebbe quindi di una semplice sostituzione di una piccola parte delle pompe. «Il pezzo danneggiato, peraltro - fanno sapere dalla Hydrogest - e già stato ordinato al fornitore olandese che li produce e dovrebbe arrivare all’impianto di Villa Literno fra domani e dopodomani (martedì e giovedì, per chi legge)». «La ditta specializzata che dovrà eseguire la riparazione - garantisce inoltre l’ingegner Di Bari - è stata già allertata ed eseguirà il lavoro in un solo giorno». Nel frattempo all’impianto della Hydrogest sono state riattivate le vecchie pompe elettriche. Il carico dei fanghi che riescono a sollevare e depurare, però, è risibile. L’impianto, in rpatica è tornato nuovamente a trattare non più del venti–trenta per cento dei reflui che transitano nel canale. La restante parte è scaricata direttamente a mare. Pertanto, il comitato formato lo scorso mese dagli ambientalisti e dai gestori degli stabilimenti balneari del litorale domizio che segue l’attività dei depuratori fa sapere che controllerà «passo passo» le operazioni di ripristino delle coclee. Il terrore del ripetersi di un’estate nefasta come quella del 2009, a seguito degli scarichi non trattati dal depuratore di Cuma, non fa dormire sonni tranquilli a molti sulla costa casertana. I depuratori dei Regi Lagni, quindi, sono mai come in questo periodo, dei «controllati speciali». Pessimista nel veloce recupero delle coclee, invece, è Tammaro Tavoletta, segretario regionale dell’Ugl energia: «Serve a poco cambiare i cuscinetti, in quanto il loro cattivo funzionamento causato dall’onda d’urto dell’esplosione ha danneggiato le intere pompe che adesso dovranno essere nuovamente sostituite. Siamo tornati indietro, quindi, di quattro anni» e a pagarne le conseguenze saranno gli operatori dell’impianto e tutta la gente della zona».

Da Il Mattino del 13/04/2010

venerdì 2 aprile 2010

Caos rifiuti: l'indagine, la «Gss» e il giallo del documento modificato

L'inchiesta del Corriere del Mezzogiorno

Con Scialdone e Pontillo altri cinque indagati: la parola "vigilanza" sostituita in una copia con la parola "portierato".

CASERTA - Sono uno dei paradossi e degli sprechi più macroscopici emersi dall’inchiesta delCorriere del Mezzogiorno sul Consorzio unico de rifiuti, quelle guardie giurate che vigilano una discarica chiusa da anni e sotto sequestro giudiziario nella quale sono già «occupati» 89 lavoratori. E non a caso i servizi di vigilanza — che operano presso tutte le strutture e le sedi amministrative del Consorzio — rappresentano uno dei grandi filoni sui quali si snoda l’indagine avviata sin dal 2008 dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che nei giorni scorsi ha emesso una serie di decreti di perquisizione ai danni di sette indagati: il direttore generale dell’ente, Antonio Scialdone; la sua compagna Michela Pontillo, candidata alle ultime regionali nella lista Nuovo Psi-Mpa; un dirigente e quattro rappresentanti legali delle società interessate dagli appalti. Le origini dell’intera vicenda risalgono al 2007: ben prima, cioè, della costituzione del consorzio. Ed oggi il Corriere del Mezzogiorno — dopo aver consultato una serie di documenti già al vaglio dei magistrati— è in grado di raccontarla.LE ORIGINI - È il 17 maggio del 2007 quando viene stipulato un contratto per la vigilanza non armata del sito di Lo Uttaro tra il consorzio Acsa Ce3 (del quale Scialdone era vicedirettore generale) e la società Gss. A monte nessuna gara d’appalto, come impone la legge, e nemmeno una trattativa privata. Dalle carte risulta solo una nota del direttore generale dell’epoca, Antonio Limatola, indirizzata alla Gss ed alla 2D, che attesta che «le società prestano servizio di vigilanza presso la discarica di Lo Uttaro». La Gss, peraltro, esisteva solo da poche settimane. Una visura camerale rivela che si tratta di una società a responsabilità limitata con capitale di 10.000 euro costituita il 7 febbraio 2007 ed iscritta al registro delle imprese il primo marzo, con inizio attività il 19 marzo. Chi c’è realmente dietro quella piccola srl improvvisamente beneficiaria di un appalto così importante? Di certo c’è che il nome dell’amministratore unico — Giovanna Scialla — non dice nulla. E che quella società tra alterne vicende ed a dispetto di numerose revoche, è ancora lì: ha continuato a svolgere il servizio anche dopo la nascita del Consorzio unico. GLI AFFARI DELLA GSS - Gli sviluppi successivi appaiono assai illuminanti. Il contratto prevedeva che per il servizio di portierato e guardiania svolto da 4 vigilantes ogni giorno dalle 7 alle 23, l’ente avrebbe versato 25 mila euro al mese più Iva. Del documento esistono due copie, in una delle quali la parola «vigilanza» è stata sostituita da «portierato». Ma in nessuna delle due è scritto che il servizio sarebbe stato effettuato anche negli uffici e nel sito di trasferenza, come risulta invece dalle fatture liquidate: e la circostanza, ovviamente, ha fatto sì che il compenso lievitasse significativamente. Il 5 luglio 2007 il direttore generale dell’Acsa Ce3 Limatola contesta alla Gss «la carenza operativa ed organizzativa del servizio di vigilanza e controllo», invitando la società alla «stipula di una polizza fidejussoria per coprire gli eventuali danni ed omissioni». Il primo agosto Limatola comunica alla Gss ed alla 2D la revoca del servizio di vigilanza presso gli uffici di corso Giannone. IL VALZER - Tale atto avrebbe dovuto avere effetto dal giorno successivo. Invece non ha prodotto risultati. Il 3 dicembre Limatola comunica alla Gss che a causa della chiusura anticipata della discarica di Lo Uttaro intende recedere anticipatamente dal contratto. Anche in questo caso non accade nulla. Anzi, quando nel marzo al Ce 3 arriva «in carico» Ferrandelle, con una disposizione interna si estende il contratto anche a quel sito. La revoca arriva solo con la gestione commissariale di Stancanelli. Ma quando nasce il Consorzio unico Gss e 2D tornano di nuovo in servizio. TESTORE SINDACALISTA PREMIATO - Quello della vigilanza non è certo l’unico episodio emblematico della gestione delle finanze. Viene fuori, ad esempio, che tra i beneficiari delle promozioni a pioggia che hanno riguardato in pochi mesi circa 700 dei 1260 dipendenti della territoriale casertana, c’è anche il leader del sindacato autonomo Fiadel, Giulio Testore, tra i più attivi nella protesta delle scorse settimane. Testore, assunto nel cantiere di Aversa come «addetto allo spazzamento», e transitato poi al Ce 2 ed infine al Consorzio unico, era già stato promosso un paio d’anni fa dal 3˚ al 5˚ livello. Lo scorso 22 febbraio, con un verbale di conciliazione sottoscritto da Scialdone, ha ottenuto il 7˚, con il riconoscimento di aver svolto dal 2005 le mansioni di coordinatore della differenziata. Una vertenza velocissima, visto che era stata aperta solo 12 giorni prima, e che ha portato a Testore anche 12.500 euro di arretrati. Ma le prebende non si lesinano a nessuno. FRATELLI DI INDENNITÀ - E così se 11 lavoratori dell’ex Ce1 si spartiscono ogni mese ben 7.100 euro di indennità chilometriche, che vadano o meno al lavoro, c’è chi chiede ed ottiene «superminimi non assorbibili». È il caso del responsabile dell’Ufficio comunicazione e sensibilizzazione, Gabriele Lusini (fratello di Biagio, sindaco di Teverola), che a partire dallo scorso 1 agosto ha ottenuto da Scialdone come superminimo un’indennità di 1200 euro al mese per 14 mensilità, «per gli impegni di lavoro a cui è sottoposto e per motivi di rappresentanza esterna». Un po’ peggio è andata al ragionier Giacomo Tortale, responsabile dell’Ufficio elaborazione dei cedolini, e fratello dell’avvocato che ha curato gran parte delle conciliazioni con i dipendenti: lui ne ha ottenuti solo mille. Al confronto i 20, 30 o 50 euro al giorno concessi come indennità di disagio ed incentivo alla produttività ai lavoratori impegnati presso il sito di stoccaggio provvisorio di Maruzzella, sono un’inezia. In compenso, sono stati dati anche agli amministrativi che sulla discarica non prestano servizio.

Pietro Falco01 aprile 2010

mercoledì 31 marzo 2010

Aerei militari rilasciano nell'aria sostanze sospette. Di cosa si tratta?


Gricignano di Aversa. 31 Marzo 2010. Nove aerei militari sono appena passati (le 11 circa del 31 Marzo 2010), volando a bassa quota, sul territorio della nostra provincia (Caserta). Da uno degli aerei è stata rilasciata una sostanza che si è dissolta nell'aria, molto simile a una nuvola di fumo. Se fosse stato fumo provocato dalla combustione del carburante il fenomeno avrebbe interessato anche gli altri aerei, invece no. La sostanza è uscita da uno degli aeroplani in una piccolissima frazione di secondo. Il dubbio, per chi vive a queste latitudini, è d'obbligo.

Qualcuno sa dirci qualcosa a riguardo? Che cos'è o cosa potrebbe essere???
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sabato 27 marzo 2010

Il bluff dell'emergenza rifiuti [non] risolta in Campania

di Cecilia Anesi e Giulio Rubino

26 Marzo 2010. Nel napoletano e nel casertano è di nuovo emergenza rifiuti. Ma era davvero finita? Un altro dei bluff del governo Berlusconi smascherato, come a L’Aquila, semplicemente andando a verificare sul campo. Lo hanno fatto due documentaristi, che raccontano una situazione che «puzza» e la popolazione sempre più allarmata per la salute. Intanto è prevista l’apertura di un’altra discarica, ancora nel parco nazionale del VesuvioGli scandali che ultimamente hanno colpito Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi per molti non sono stati una sorpresa. Specialmente in Campania, dove la cittadinanza ha guardato con sconcerto, per tutta la durata dell’ultimo commissariato, ai controversi provvedimenti voluti per risolvere l’emergenza rifiuti. Discariche nei parchi nazionali, grossi impianti di inceneritori che funzionano ancora solo parzialmente, innumerevoli siti di stoccaggio «temporaneo» di rifiuti che prendono fuoco con regolarità. Molte di queste discariche sono state costruite addirittura sopra a vecchi siti di sversamento abusivo, e mai una bonifica, mai un sito di compostaggio funzionante, mai un dialogo costruttivo con la popolazione spaventata dall’aumento di tumori e malattie croniche in tutta la regione. La confusione che sovrasta la vera data della vera fine dell’emergenza rifiuti parla da sé. Bertolaso ne dichiara la fine il 18 dicembre 2009, mentre la legge 123 del 2008 sancisce il termine ufficiale dello stato emergenziale al 31 dicembre 2009, ma il primo ministro Berlusconi la dichiarava terminata già a luglio 2008 dando nuovamente il benvenuto a Napoli in Occidente. Certo è che adesso la situazione è regolata da un neonato decreto, il 195 del 2009, e gradualmente la gestione dovrebbe passare dalle mani del Commissariato alle mani della Regione e delle Province. Ma basta alzare un telefono e chiamare l’Osservatorio provinciale rifiuti di Napoli chiedendo dei semplici dati sulle discariche per capire in che stato di caos versino le istituzioni locali in materia. Inoltre, non tutte le discariche previste dal decreto legislativo 123 sono state aperte entro la fine ufficiale del periodo emergenziale, che fornisce allo Stato la possibilità di andare in deroga alle normative nazionali ed europee in materia di rifiuti. É proprio grazie all’emergenza che è stato possibile creare una discarica, quella di Terzigno, all’interno di un’area naturale protetta, cioè all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, e di farla diventare un enorme ingurgitatore di un mix di rifiuti solidi urbani e rifiuti pericolosi quali fanghi industriali e ceneri tossiche di inceneritore. E però, in nome dell’emergenza, quando c’è bisogno di fare le cose in fretta, si può anche fare uno strappo alla regola. Non si spiega però la decisione dell’ultimo mese di aprire una seconda discarica nel Parco, che, pur essendo prevista dalla legge 123, non è stata aperta fino ad oggi dimostrando di non essere essenziale per la risoluzione dell’emergenza rifiuti. Infatti Bertolaso, giusto in tempo prima che lo stato emergenziale finisse [per decreto], ha convocato una conferenza di servizi a palazzo Salerno a Napoli il 30 dicembre 2009. Alla conferenza viene discussa l’apertura di una nuova discarica nel Parco del Vesuvio, in località Cava Vitiello, che dovrebbe coprire uno spazio cinque volte maggiore a quello coperto dall’attuale discarica in località Pozzelle. Bertolaso non è presente perché si sta occupando dell’esondazione nel Lucchese, ma il prefetto fa le sue veci e la conferenza raccoglie una maggioranza di pareri contrari, inclusi quelli dei tre sindaci di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase e del commissario di Terzigno. Viene detto però che il Commissariato all’emergenza rifiuti, e dunque lo Stato italiano, si riserverà la possibilità di aprire comunque la discarica qualora lo dovesse ritenere necessario. E’ infatti dell’8 febbraio scorso la comunicazione ai quattro comuni vesuviani che annuncia le volontà del consiglio dei ministri: via libera alla nuova discarica. E anche questa dovrebbe ospitare, da decreto, un bel mix di rifiuti solidi urbani e rifiuti tossici. Ma non viene spiegato come verrà giustificata la deroga alle normative europee, adesso che l’emergenza non c’è più. Il fatto che oggi sia lo Stato a fare quello che prima faceva la camorra sembra non destare alcuno scandalo.La puzza di morte causata dalla discarica esistente è gia tale che le persone non riescono a sostare nelle piazze dei quattro paesi, è difficile immaginare lo scorrere di una vita normale in un futuro ornato da due megadiscariche affiancate l’una all’altra. Lo scempio non si ferma alle falde del Vesuvio, lo scempio ambientale in Campania continua, ricordando irreparabilmente la Leonia di Calvino, una città discarica che straripa, che si allarga in una miriade di mini discariche abusive che scivolano sull’orizzonte interrotto solo da mostri di cemento. L’emergenza è ormai parte del paesaggio. Le intercettazioni incluse nell’ordinanza del gip Rossana Saraceno, relativa all’inchiesta «Rompiballe», già da due anni avevano sollevato seri dubbi sulla qualità degli interventi di Bertolaso in Campania: «tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire. Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell’ambiente», dice Bertolaso a Marta Di Gennaro, in una conversazione telefonica del 17 maggio 2007, e ancora, parlando della discarica di Terzigno, la Di Gennaro spiega «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare».Ci si potrebbe aspettare che simili informazioni, una volta pubbliche, possano avere serie conseguenze sul commissariato, eppure l’ex sottosegretariato all’emergenza rifiuti si è saputo muovere fra le proteste e le polemiche che hanno accompagnato il suo mandato in Campania gestendo bene anche gli aspetti mediatici della questione. Il 18 novembre 2009 Bertolaso organizza uno «spazzatour» per giornalisti scelti, visitano l’inceneritore di Acerra, che per l’occasione accende tutti e tre i suoi forni [nonostante siano ancora in fase di collaudo]. Ma gli aspetti che il tour di Bertolaso ha tralasciato sono molti: del resto il suo giro turistico è durato una mezza giornata: dalle 11 alle 15,30. Quando Coreri a gennaio ha organizzato un nuovo spazzatour per noi, ci sono voluti quattro giorni. E’ vero, a Terzigno non ci sono i gabbiani. E’ vero, a Ferrandelle neppure. Forse ai gabbiani non piacciono i rifiuti tossici. Ma ai giornalisti non è stato fatto girare l’angolo, non è stato fatto filmare e fotografare Marruzzella 3, dove i gabbiani semplicemente regnano. Maruzzella 2, in particolare, era un sito di stoccaggio di ecoballe. Oggi è difficile riconoscerle: le coperture sono stracciate, e solo in alcuni punti si può intuire che una volta quella massa informe era composta da ecoballe. Ai giornalisti non è stato neppure fatto vedere lo scempio dei Regi Lagni, dove ogni giorni avvengono ingenti sversamenti di rifiuti tossici e speciali, nella piena impunità. Non sono stati portati a Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, non sono stati portati a Pustarza, in provincia di Avellino, dove tra campi di grano di un verde cangiante e ulivi secolari sono state costruite delle enormi montagne nere. In una giornata di vento forte i teli si alzano, volano e svelano cosa ci sta sotto. Monnezza. Cascate di percolato che bucano la vasca di raccolta e si perdono nei campi. La puzza di decomposizione è, di nuovo, un incubo che ti accompagna tutto il giorno, anche dopo che rientri a Napoli, anche dopo la seconda doccia. Ed è proprio questa puzza che costringe le menti a domandarsi: è così che si risolve un’emergenza rifiuti? Spostando la monnezza dalla città alle campagne? Inquinando i terreni che ci permettono di vivere?Anche fosse. Immaginiamo che fosse stato davvero necessario richiedere questo sforzo immenso alla natura, arrivando quasi a provocare il collasso della sua sostenibilità, e che adesso davvero si fosse risolto tutto: perché si decide di aprire un altro ecomostro a Terzigno? Quale monnezza deve finirci? Se l’emergenza è risolta, gli impianti Stir [ex-cdr] funzionano e la raccolta differenziata ha preso piede, se l’inceneritore termovalorizza e Bertolaso è il nostro eroe, allora a cosa serve un’altra megadiscarica? Forse le cose non stanno esattamente così. Perché da decreto 90 la Cava Vitiello a Terzigno va aperta, e va aperta anche un’altra megadiscarica a Campagna [Salerno], nella valle del Sele. Anche a costo di andare contro tutti, parchi naturali, oasi Wwf e sindaci compresi. Perché? Perché la monnezza è oro.

articolo tratto da Carta.org del 26 Marzo 2010

nel seguente video le fotografie scattate durante lo SpazzaTour campano effettuato da Cecilia Anesi e Giulio Rubino

venerdì 26 marzo 2010

Il percolato della discarica di Maruzzella: è disastro!

San Tammaro. Località Maruzzella. Domenica 20 MArzo 2010. Le foto mostrano chiaramente quale sia la fine del percolato proveniente dalle montagne di rifiuti che negli ultimi mesi sono stati ammassati a Ferrandelle (Santa Maria la Fossa) e Maruzzella (San Tammaro) in barba alle più elementari norme di tutela dell'ambiente, dal momento che basta scavare un piccolo fosso per vederlo riempirsi del tossico percolato prodotto dai rifiuti, molti dei quali non coperti dalle dovute guaine protettive. La pioggia fa il resto. Accade quindi che il percolato vada a finire direttamente nel terreno e nei canali di scolo che vanno a finire dritti ai canali dei Regi Lagni, per poi prendere la via del mare.
Per avere un quadro completo della situazione in cui versano le discariche di Ferrandelle e Maruzzella consigliamo di guardare il video prodotto da "L'Espresso"


fotografie di Franco Spinelli

mercoledì 24 marzo 2010

Macelleria. Made in Ytaly

Aversa. Domenica 21 Marzo 2010. Nella macelleria quotidiana delle città dell'agro aversano si registrano frequentemente scene come queste: rifiuti che bruciano. Il fenomeno è perenne nelle campagne, disseminate come sono di discariche illegali, ove vengono smaltiti centinaia e centinaia di quintali di rifiuti di derivazione urbana e industriale per poi essere bruciati. Quasi tutti concorrono a questa mattanza, la stragrande maggioranza della popolazione di queste terre abbandonate da tutti, dove lo stato non ha controllo, dove vivere è sopravvivere, dove sopravvivere è una fortuna da conquistare. Dico la stragrande maggioranza perchè i primi ad avere colpe sono ovviamente coloro che sanno e non dicono, che vedono e non parlano, che stanno in silenzio quando c'è da urlare.




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martedì 16 marzo 2010

Carinaro. Fusti di rifiuti pericolosi abbandonati in pieno centro abitato

Accade l'assurdo. Accade in terra di Lavoro, sul territorio del comune di Carinaro, piccolo comune della provincia di Caserta, dove da poche settimane a questa parte sono stati stoccati illecitamente sei fusti pieni di materiali liquidi di sicura provenienza industriale e quindi altamente tossici e nocivi per la salute umana. La stradina campestre interessata dallo sversamento è un'arteria privata della "strada orientale" che delimita il confine tra i comuni di Carinaro e Gricignano di Aversa. Ci troviamo a poche decine di metri dall'istituto di Ragioneria "ITC Alfonso Gallo" di Aversa. La cosa strana di tutta la faccenda è che non si sono mai verificati episodi di abbandono di tali tipologie di rifiuti in pieno centro abitato, almeno nei paesi dell'agro atellano e aversano. Ciò lascia supporre che i fusti in questione fossero depositati presso qualche sito nei paraggi del posto ove è avvenuto lo sversamento e che il titolare di tale sito abbia voluto disfarsi al più presto dei fusti tossici, forse perché venuto a conoscenza, nel frattempo, della pericolosità del contenuto dei fusti. Sono ipotesi da prendere sul serio, dal momento che in questo territorio ci si è abituati a sentirne e a vederne di tutti i colori, specie in tema di disastri ambientali.






Fotografie di Franco Spinelli

Aversa. Marzo 2010. Torna l'incubo delle montagne di rifiuti per strada

Aversa. Di chi sia la colpa ogni volta non lo si riesce mai a capire. Ora ci raccontano che il personale del Consorzio Unico di Bacino delle provincie di Napoli e Caserta non riceve il salario da diversi mesi, sacrosanta la loro protesta, ma ci dobbiamo pur chiedere chi abbia fatto si che si arrivasse a tal punto. Si sa solo che noi cittadini possiamo solo assistere, impotenti, a questo stato di cose. Assistere. Non è un caso che uso questo termine, perché noi ci ritroviamo ad essere spettatori di una tragedia nella quale possiamo solo ravvisare il senso profondo di quello che sta accadendo: la perdita irreversibile della nostra identità. La colpa di tutto è nostra, perché l'abbiamo ereditata dai nostri padri e non c'è modo di liberarsene. Chi vive a certe latitudini arriva presto a fare i conti con questa verità enunciata dai cori dalle tragedie greche. Intanto stiamo qui ad aspettare. Adda passà a' nuttata!









Fotografie di Franco Spinelli

lunedì 1 marzo 2010

Rifiuti in Campania. Il punto di vista del WWF

Il 20 febbraio 2010, dal camino dell’inceneritore di Acerra (NA) vengono emesse evidenti colonne di fumo scuro che hanno creato una vasta nube sull’intera area circostante, destando allarme nella popolazione. Fin qui il comunicato e la richiesta di accertamenti da parte del Sindaco di Acerra, Dott. Tommaso Esposito, inviate all’ARPAC ed al Presidente dell’Osservatorio Ambientale. In seguito il WWF si è rivolto all’ARPAC e per conoscenza alla Magistratura competente affinchè si faccia chiarezza su queste emissioni “VISIBILI”, provenienti dall’inceneritore di Acerra. Si, perché quello che ci preoccupa sono sia le emissioni visibili all’occhio umano, sia le emissioni invisibili e che molto spesso sono tanto se non più pericolose di quelle visibili, per poi considerare anche tutti gli altri tipi di inquinamento che un inceneritore produce (acqua, suolo, ceneri, ecc.).

Ma quest’episodio offre lo spunto per riportarci, nuovamente, sul dibattito della gestione dei rifiuti in Campania.

Sicuramente oggi non si può dire che sia finita l’emergenza rifiuti nella nostra Regione, in quanto le percentuali di raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia mediamente sono ancora troppo basse e le misure messe in campo dalle Istituzioni per ridurre a monte la quantità di rifiuti prodotta dai cittadini sono ancora poco tangibili.

Oggi è importante ribadire il concetto che più si riesce a ridurre la produzione di rifiuti, per esempio evitando di acquistare prodotti ed imballaggi usa e getta, e più si riesce ad implementare la raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia, con il metodo del “porta a porta”, meno si deve ricorrere all’intervento degli inceneritori e delle discariche che rappresentano e rappresenteranno sempre l’anello finale dello smaltimento dei rifiuti, secondo il modello del ciclo integrato dei rifiuti. A questo processo (ciclo integrato dei rifiuti) si contrappone “l’Obiettivo Rifiuti Zero” (auspicato dal WWF e da tantissime altre realtà in Campania, in Italia e nel mondo), in cui il ricorso al trattamento termico ed alla discarica tende “asintoticamente” allo zero. Cioè, per essere più chiari: il modello proposto dal WWF è un processo che richiede degli specifici tempi di attuazione e di vari passaggi di processi che progressivamente vanno sempre più nella direzione della riduzione dei rifiuti e del riciclaggio degli stessi. In questo momento noi non possiamo negare il ricorso che si sta facendo ad impianti e metodi di smaltimento, da noi non auspicati, come l’incenerimento e il ricorso alle discariche per il tal quale.

Si deve evidenziare che, nonostante tutto, dei passi verso la nostra strategia si stanno compiendo: oggi, in piena campagna elettorale per le regionali, si sentono dichiarazioni sicuramente più “ravvedute” sugli inceneritori e le discariche di tal quale. Sicuramente, terminata la fase di “schizofrenia collettiva” dettata dall’emergenza rifiuti, in cui i Sindaci e gli Amministratori locali (provinciali e regionali) facevano a gara a chi voleva sul proprio territorio l’inceneritore, il gassificatore, il dissociatore molecolare e/o altre corbellerie simili, oggi si ragiona e si può finalmente intravedere la strada giusta per arrivare (progressivamente) al tanto auspicato “obiettivo rifiuti zero”. In questo senso l’aumento delle percentuali di raccalta differenziata, ottenute in questi ultimi tempi a Napoli, Salerno ed in tantissime altre città della Campania, va nella giusta direzione anche se il processo virtuoso è tutt’altro che raggiunto. Sicuramente uno degli anelli deboli di questa catena è rappresentato, secondo noi del WWF, dalla scarsa presenza, in Campania, di impianti dedicati al trattamento della frazione umida dei rifiuti (la frazione biodegradabile). Infine, è importante ricordare che le frazioni di rifiuti che i tecnici definiscono non riciclabili, secondo noi devono innanzitutto essere ridotti al massimo, anche con strumenti legislativi di prevenzione, e in ultima istanza devono essere trattati in impianti che lavorano “a freddo” (ad esempio Trattamento Meccanico Biologico), cioè senza bruciare niente e solo alla fine si può avviare una percentuale ridottissima (che deve tendere progressivamente a zero asintoticamente) di rifiuti, ovviamente già stabilizzati ed inertizzati, alla discarica controllata.

Di Alessandro Gatto (nella foto in alto a sinistra) - WWF Campania

Napoli, 24/02/2010

foto di Franco Spinelli

domenica 21 febbraio 2010

Inceneritore, nube nera e miasmi domenica 21 febbraio 2010/

di Annalisa Aiardo
tratto dal Giornale di Napoli

Un mezzogiorno di “fuoco” in zona Pantano. La causa non è da attribuirsi ad un improvviso innalzamento della temperatura, ma ad una grossa nube nera che fuoriesce dai camini dell’inceneritore. Tra i contadini della zona scatta l’allarme. Lavoravano nei campi circostanti l’impianto, ma alle 12 di ieri la loro attenzione è stata catturata dalla vista di una grossa nube di fumo nero che traboccava dai camini del termovalorizzatore. In pochi minuti l’area limitrofa è stata oscurata. L’aria invasa da una cappa inquietante e dall’odore nauseabondo. In preda al panico si sono recati in Municipio prospettando al sindaco Tommaso Esposito la scena alla quale avevano assistito. Anche ilsindaco, dalla sua abitazione, si era reso conto di questa “anomalia”. «Ogni mattina il mio primo sguardo va in zona Pantano e questa mattina l’ho notata anch’io – ha confidato Esposito -. Con i contadini abbiamo parlato anche del consorzio di bonifica». Immediato il suo intervento con l’invio di un fax all’Arpac e a Coccolo, presidentedell’Osservatorio, chiedendo un intervento conoscitivo sull’accaduto. Alcuni tra i residenti in località Pantano hanno testimoniato che dal cielo è piovuta una cenere nera che ha sporcato i panni stesi fuori sui balconi, mentre nella zona si spargeva un odore forte, acre e irritante che ha agitato ulteriormente gli abitanti. Mercoledì scorso l’Osservatorio è stato prorogato fino al completamento del passaggio di proprietà dell’impianto, cioè fino al31 dicembre 2011. L’inceneritore inaugurato il 26 marzo 2009 non ha ancora superato tutti i test del collaudo. Secondo i tecnici dell’Osservatorio ha sforato 3 volte i limiti consentiti per le polveri sottili, con prelievi diretti al camino, mentre secondo i dati della centralina posta nel piazzale della ditta Delfino Spa ha sforato 14 volte dall’inizio dell’anno e più di140 volte dall’epoca dell’inaugurazione al 29 dicembre 2009. Assocampaniafelix e i comitati cittadini protestano: «Non ne possiamo più – dichiara Gennaro Esposito, delegato Assocampaniafelix -. Fino a quando possiamo sopportare soprusi così? Se il termovalorizzatore non è a norma, il sindaco deve pretenderne la chiusura. Gli sforamenti delle Pm10 oltre i limiti di legge erano già un dato sufficiente per dichiararlo non a norma. Adesso, da qualche settimana, assistiamo a queste emissioni di nubi tossiche e maleodoranti di colore nero che inquinano l’aria creando una cappa irrespirabile».Gli ambientalisti chiedono al sindaco l’utilizzo di poteri speciali perfermare queste emissioni, altrimenti annunciano di rivolgersi alla magistratura per i danni causati alla salute dei cittadini e del territorio.

venerdì 19 febbraio 2010

L'associazione Medici per l'Ambiente denuncia: spaventoso aumento di tumori in Campania

di Gennaro Esposito
(Ufficio Stampa Coordinamento Regionale Medici per l'Ambiente)

Napoli, 17 febbraio 2010 – I medici finalmente escono allo scoperto e ammoniscono: “Attenzione. Sono in aumento le patologie legate all’inquinamento ambientale, soprattutto in Campania”. Dopo anni di sopore e timori, la classe medica si dà una mossa e in un convegno tenutosi presso l’Ordine dei medici di Napoli il 15 febbraio scorso ha riunito il gota degli scienziati italiani sulla scottante materia e rivela i primi allarmanti dati. “Diossina nel latte materno, aumento delle mastectomie per cancro della mammella e sottostima delle statistiche ufficiali sui tumori mammari; aumento dei tumori del 3,2% nei bambini e aumento del 300% in 8 anni della spesa farmaceutica presso l’Istituto Tumori “Pascale” di Napoli”. Così Gaetano Rivezzi, coordinatore campano dei Medici per l’Ambiente, subito dopo la fine dei lavori: “Una giornata importante quella di oggi – ha dichiarato il pediatra che lavora all’Ospedale di Caserta – Gli scienziati convenuti hanno portato dati interessanti e aggiornati sullo stato dell’arte della relazione ambiente e salute, con un occhio particolare alla prevenzione primaria. Oggi è stato stimato che il 24% delle patologie ha una causa ambientale. Un dato che deve far riflettere l’intera classe medica, troppo spesso distratta e presa da altri campi della ricerca”. Lo scienziato Ernesto Burgio dell’ISDE ha fatto vedere come le mutazioni delle cellule cancerogene non sono casuali, ma sono dovute a ‘stress’ cellulari causati dalle sostanze tossiche ambientali. E molte mutazioni si trasmettono nelle generazioni future. Sono più di 5200 le discariche abusive e non di rifiuti tossici in Campania, di cui 1.186 solo nella provincia di Napoli. Uno studio condotto proprio da Rivezzi con l’Istituto Zooprofilattico di Teramo nel 2008 ha evidenziato contaminazione da diossine del latte materno nel 15% di un gruppo di cento donne delle province di Napoli e Caserta. Quelle più contaminate, guarda caso, erano quelle che risiedevano vicino alle discariche. Il Dott. Antonio Marfella, ricercatore del Pascale di Napoli ha rilanciato: “Si spende di più per curarsi di cancro in Campania negli ultimi 8 anni e il livello di polveri sottili nell’aria del capoluogo è stato superato di ben 230 volte quello tollerato, che è 35 per legge! Ciò significa che ci si ammala di più anche per effetto di fattori di inquinamento ambientale, che necessitano di studi approfonditi di bio-monitoraggio”. E i dati allarmanti arrivano anche da uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente nel 1997 e completato solo nel 2007 e che ha riguardato le matrici terreno e acque del litorale domizio-flegreo. Risultati davvero impressionanti, che sono stati sintetizzati in una relazione presentata alla fine del convegno dal Dott. Gennaro Esposito, del comitato regionale Medici per l’Ambiente. “I dati della Società Ati Selc evidenziano la presenza nel Litorale Domizio-Flegreo di migliaia di tossici tra cui Alaclor, Arsenico, Alluminio, Benzoantracene, Benzopirene, Benzofluorantene, Benzoghiperilene, Benzokfluorantene, Berillio, Clordano, Cromo, DDD, DDE; DDT, Dicloropropano, Dibenzoantracene, Dieldrin, Ferro, Floruri, Idrocarburi pesanti, Indenopirene, IPA, Layers, Manganese, Nitriti, Piombo, Stagno, Solfati, Tallio, Vanadio, Zinco. In alcuni casi con valori di migliaia di volte oltre i limiti di legge”. Ad Acerra sono stati rinvenuti nel 2002 e nel 2006: Arsenico, Ferro, Manganese, Cromo VI, Cloroformio, Dicloroetilene, Tricloroetilene, Tricloroetano, Tricloropropano, Dicloropropano, con valori molto al di sopra dei limiti di legge”. “DDD DDE DDT sono stati riscontrati in elevate dosi nel litorale flegreo e non sono compatibili con attività di edilizia abusiva o uso di pesticidi e diserbanti”. Il Dott. Mario Fusco, direttore del Registro Tumori della ex ASL NA 4 di Pomigliano D’Arco, ha evidenziato come il tumore che sta avendo un trend di incidenza è quello del testicolo, mentre per gli altri si assiste ad una sostanziale stabilità. Un bambino su 500 si ammala di tumore e il trend è in ascesa: + 3,2%. La Professoressa Triassi polemizza: ”Da quando hanno tolto la competenza dell’ambiente al ministero della Sanità nel 1993 la situazione è peggiorata. L’Arpa è un organismo a sè, senza rete, nè feedback. Non si può monitorare facilmente la situazione dell’inquinamento e gli effetti sulla salute”. Ma la giornata è stata caratterizzata dall’amaro sfogo dell’assessore all’ambiente della Regione Campania Walter Ganapini, che ha ammesso: ”Sono stato impedito di lavorare per l’ambiente. Nessun organismo deputato al monitoraggio delle criticità ambientali è decollato in Campania. Lascio a voi medici il mio testamento politico. ”Sono sempre stato un ambientalista, ma non mi hanno fatto lavorare come avrei voluto”. ”A Castelvolturno c’è una situazione disastrosa e Menegozzo non mi fa sapere nulla!”. ”Anche ad Acerra avevo chiesto di entrare nell’Osservatorio sull’inceneritore, ma mi è stato impedito”. Accuse pesanti che dimostrano connivenze, omissioni e stranezze legate alle vicende ambientali di una Regione disastrata da almeno vent’anni. Alla fine le richieste dei medici: ”Chiediamo un osservatorio presso l’Ordine dei Medici con l’associazione dei Medici per l’Ambiente per avviare le ricerche e tutelare la salute dei cittadini campani. Dobbiamo recuperare il nostro ruolo di educatori e promotori del valore della salute anche dicendo la verità sui guasti dell’ambiente nella nostra Regione”.

TANTE, TROPPE DISCARICHE ABUSIVE NELL'AGRO AVERSANO. IL WWF RICHIEDE UN NUOVO FORTE IMPEGNO AI SINDACI PER I CONTROLLI AMBIENTALI.

Il WWF è costretto a ritornare ancora a denunciare uno stato di INQUINAMENTO ECCEZIONALE di tutto il territorio dell'agro aversano, che va da Villa Literno ad Orta di Atella, includendo anche il territorio di Giugliano e dell'area a nord di Napoli, perchè l'inquinamento non ha confini geografici.
In tutti questi comuni - commenta Alessandro Gatto, referente del settore rifiuti ed inquinamento del WWF Campania -si pratica smaltimento abusivo di rifiuti solidi urbani ordinari e rifiuti speciali e pericolosi, molto spesso attraverso incenerimento degli stessi in aperta campagna. Ultima zona di nuovo inquinata anche da tantissimi rifiuti speciali è nel territorio del comune di Frignano. Si tratta di due zone: un primo sito adiacente alle mura che delimitano il campo sportivo ed un altro sito in una stradina parallela alla via del cimitero di Frignano, nei pressi di un nuovo complesso di case di recente costruzione. Ma questo è solo un esempio, perchè queste discariche abusive sono tantissime e sparse un po' ovunque nelle periferie e nelle campagne dell'agro aversano.
Anche se i comuni di tanto in tanto provano a bonificare o a chiedere la bonifica dei siti inquinati, a causa di mancanza di controllo capillare del territorio, le microdiscariche abusive si riformano dopo poco tempo.
Si chiede fortemente - dichiara Francesco Autiero, Presidente del WWF agro aversano-Napoli nord e lit. domizio - un impegno politico concreto e tangibile di tutti i Sindaci dei comuni dell'agro aversano affinchè si proceda sull'implementazione dei controlli ambientali da parte delle forze dell'ordine e di pubblica sicurezza. PERCHE' STIAMO PARLANDO PROPRIO DI PUBBLICA SICUREZZA !!!!
Non dimentichiamo mai che la salvaguardia dell'ambiente significa salvaguardia della salute pubblica.


fonte: comunicato stampa
autore delle foto documentative: Wwf agro aversano napoli nord litorale domitio

domenica 14 febbraio 2010

Sant'Arpino. Storia di un degrado tutto Campano

Sant'Arpino. Martedi 2 Febbraio 2010.

Ci siamo avventurati, di pomeriggio, nelle campagne di Sant'Arpino, piccola cittadina della provincia sud di Caserta confinante con alcuni paesi della provincia nord di Napoli, Grumo Nevano e Frattamaggiore e facente parte dell'unione dei comuni cosiddetti "Atellani" per la storia che la lega all'antica città fondata dall'antica tribù degli Osci. La meraviglia di trovare ampi spazi di campagna tra i caseggiati è tutta giustificata, incastrata com'è tra le popolosissime città della provincia di Napoli (a sud) e i grossi e sconnessi agglomerati urbani dell'agro aversano (a nord e ad est). A ben vedere di campagna c'è n'è, ma non possiamo non registrare il suo pessimo stato di salute, dal momento che è stata scelta come sversatoio di ogni sorta di rifiuti, da quelli speciali a quelli di provenienza domestica, nonché eletta ad inceneritore pubblico per ogni sorta di criminale ambientale. La località è da tutti conosciuta col nome di "Ncopp' e' Santi" (in italiano Sopra i Santi). Le foto che vedete di seguito testimoniano parte del disastro a cui abbiamo assistito e non hanno bisogno di ulteriori commenti. Già diverse volte sono state fatte segnalazioni dello scempio da parte del comitato civico di Sant'Arpino "Contramunnezza", sodalizio di liberi cittadini attivatisi per far fronte all'emergenza bonifiche che da anni interessa prioritariamente la regione Campania.

la carcassa di una Smart bruciata ed abbandonata su un cumulo di rifiuti






Fotografie di Franco Spinelli. E' concesso l'utilizzo di esse in conformità delle norme stabilite dalla licenza "Creative Commons".

martedì 9 febbraio 2010

Discarica nella cava dei Fabbrocino

NOLA - Mega discarica in una cava dei Fabbrocino. L’hanno scoperta i carabinieri della compagnia di Nola, diretti dal capitano Andrea Massari, che hanno messo i sigilli alla cava di via Muro D’Arce nell’ambito di controlli contro lo smaltimento illecito di rifiuti. Le verifiche si sono svolte in sinergia con il personale dell’Asl Na 3 e della stazione di Sarno. Dopo meticolose ispezioni presso il sito, gestito da una srl di proprietà di una società di capitali sequestrata lo scorso 7 gennaio, i militari dell’Arma hanno scoperto che in quella cava era in atto uno smaltimento di rifiuti non autorizzato. Denunciati l’amministratore e socio della società che gestisce la cava, un 50enne di Ottaviano, ed un 37enne di Sarno amministratore e socio della società, nonché il 46enne titolare della società, di San Gennaro Vesuviano, sorvegliato di pubblica sicurezza, ritenuto elemento di spicco del clan Fabbrocino. Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno rinvenuto all’interno dell’area di pertinenza della cava rifiuti speciali pericolosi (materiale di risulta di demolizioni edili e fresato di asfalto nonché vari materiali a base bituminosa, ferrosa e di gomma che erano stati miscelati a terreno vegetale). Sono stati quindi sottoposti a sequestro i seguenti beni del valore stimato 5.000.000 di euro: l’area comprendente la cava, di circa 42.000 mq.; l’impianto di frantumazione; un terreno attiguo adibito a discarica non autorizzata; un escavatore; un autocarro motrice ed un rimorchio; una pala meccanica gommata.
di Redazione cronaca 07/02/2010
Anno III Numero 38
tratto da il Nolano.it

lunedì 8 febbraio 2010

In fiamme "Taverna del Re", il sito delle ecoballe di Villa Literno e Giugliano

Del 2 Febbraio 2010

E’ scoppiato un pericolosissimo incendio alle cosiddette “ecoballe” di rifiuti del sito di stoccaggio di Villa Literno, adiacente a quello di Giugliano in Campania, in località denominata “Taverna del Re”. La combustione dura da ormai diverse ore e i Vigili del Fuoco stanno avendo seri problemi per governare le fiamme. In altre parole, dichiarano Angelo Ferrillo (per La terra dei fuochi), Gaetano Rivezzi (per Medici per l’ambiente) ed Alessandro Gatto (per il WWF Campania) quello che non doveva capitare è avvenuto. Temevamo da tempo fenomeni di combustione delle ecoballe e più volte sono avvenuti fenomeni del genere. Questa volta sembra essere una situazione davvero grave soprattutto per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua di falda e del suolo che si sta producendo in quell’area, che, ricordiamo essere intensamente coltivata. Le associazioni: “LA TERRA DEI FUOCHI”, “MEDICI PER L’AMBIENTE” E “WWF CAMPANIA”, denunciano, alle autorità competenti, la grave situazione di insicurezza generale del sito di stoccaggio delle ecoballe in oggetto. Le associazioni scriventi chiedono immediatamente la messa in sicurezza del sito, che ricordiamo contiene milioni di ecoballe di rifiuti tal quali prodotti nei momenti di emergenza regionale del recente passato. Dopo l’ennesimo incendio di questa notte nei siti di stoccaggio di ecoballe, sotto la responsabilità istituzionale, le associazioni scriventi denunciano alle autorità giudiziarie gravi omissioni per la tutela della salute pubblica e la sicurezza dei cittadini dell’intero territorio aversano – giuglianese.

Comunicato stampa congiunto di: “La Terra dei Fuochi”, “ISDE Medici per l'ambiente" e “WWF Campania”