"Qui si fa l'Italia e si muore" ...il parlamento europeo ci salvi dalla catastrofe!
martedì 27 aprile 2010
Storia di Veleni. Una storia italiana
lunedì 26 aprile 2010
La rabbia dei magistrati: ladri di futuro danni gravissimi
Da Galgano strali anche su Bertolaso: doveva occuparsene da commissario ai rifiuti
Rifiuti speciali nel fiume Sarno e in mare arresti in Campania, sigilli a 17 aziende
Rifiuti speciali nel fiume Sarno e in mare arresti in Campania, sigilli a 17 aziende Scoperto un traffico notturno di scarti delle concerie di Solofra e delle aziende conserviere salernitane. La mancanza di un impianto di compost ha favorito un'industria parallela dello smaltimento. Affari per decine di milioni. A guidare le operazioni un detenuto per usura
Articolo tratto da Repubblica.it
di ANTONIO CORBO
Centrale del traffico clandestino di rifiuti speciali in un appartamento di Nocera Superiore. Funzionava notte e giorno. Alfonso Russo, 43 anni, è agli arresti domiciliari, per usura. Non potendo allontanarsi, è accusato di aver ideato con altri un servizio di raccolta, trasporto e smaltimento con lo sconto del 50 per cento. Tariffa molto conveniente per 17 aziende, alcune concerie di Solofra in provincia di Avellino, altre sono industrie conserviere tra Nocera e Sarno. L'indagine dei carabinieri del Noe, coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dal pm Maurizio De Marco, si è conclusa ieri con 50 indagati, di questi 13 sono colpiti da misure cautelari, Alfonso Russo e altri tre vanno in carcere, due bloccati ai domiciliari, obbligo di dimora per 5, firma in caserma per due. Per tutti la Procura regionale diretta da Giancomenico Lepore, istituita nel 2008 per fronteggiare l'emergenza rifiuti, aveva chiesto l'arresto in carcere. Il collegio dei tre gip, guidati dal presidente Bruno D'Urso, con Paola Di Nicola e Barbara Grassi, ha attenuato le misure. Per le 17 aziende è scattato il sequestro preventivo. Sono affidate a custodi giudiziari. Le indagini proseguono per scoprire altri complici, magari nella pubblica amministrazione. L'idea e tutto il traffico poggiano sulla mancanza di un impianto di compostaggio in Campania. Una struttura che accolga rifiuti speciali (non tossici, quindi) come scarti di cucina, residui di potatura, liquame, letame, foglie ed erba falciate. Le 17 aziende sequestrate dovevano sversare scarti della lavorazione di pomodori o di pellami, inutilizzabili per l'alimentazione o per il riuso. Per smaltire questi rifiuti, in altre regioni si paga meno di 100 euro a tonnellata. A Bologna, solo 58. Le società campane sono costrette a rivolgersi a ditte di smaltimento che essiccano e trasferiscono i rifiuti spciali da compost a Ofelia, vicino Catania. Questa carenza crea un giro d'affari e posti di lavoro: viavai di camion per la Sicilia. Le spese sono fatturate. L'idea di Alfonso Russo, di Bruno Guadagno e dei due proprietari di cave, Attilio Marrazzo e Giovanni Izzo, ha creato una industria parallela dello smaltimento rifiuti. Clandestina. I rifiuti era trasportati di notte per evitare controlli e sversati nel fiume Sarno e nelle cave. Prezzo medio: 100 euro a tonnellata. La metà della tariffa legale. Affari per decine di milioni. Ma è drammatico il prezzo pagato dalla Campania: un disastro ambientale che pregiudica la salute del mare, impone divieti alla balneazione, a Sud di Napoli. A Nord, dalle Procure di Santa maria Capua Vetere e Nola è stato appena dimostrato attraverso le indagini della finanza il danno ambientale prodotto da Comuni e allevamenti di bufale, con veleni nei Regi Lagni. Per guarire il mare di Napoli, hanno previsto i magistrati, occorrono tre generazioni. Il Sarno è tra i più inquinati d'Europa, "il fiume killer", affidato ad un Commissario straordinario, ex generale comandante dei carabinieri. Portava in mare, nella zona dello scoglio di Rovigliano, tra Castellammare e Torre Annunziata vernice delle concerie di Solofra ma anche scarti di pomodori. Negli anni scorsi furono segnalate chiazze rosse in mare spinte dalle correnti fino a Capri.
(26 aprile 2010)
martedì 13 aprile 2010
Depuratore in tilt dopo dieci giorni
venerdì 2 aprile 2010
Caos rifiuti: l'indagine, la «Gss» e il giallo del documento modificato
mercoledì 31 marzo 2010
Aerei militari rilasciano nell'aria sostanze sospette. Di cosa si tratta?

Qualcuno sa dirci qualcosa a riguardo? Che cos'è o cosa potrebbe essere???
sabato 27 marzo 2010
Il bluff dell'emergenza rifiuti [non] risolta in Campania
venerdì 26 marzo 2010
Il percolato della discarica di Maruzzella: è disastro!
mercoledì 24 marzo 2010
Macelleria. Made in Ytaly


martedì 16 marzo 2010
Carinaro. Fusti di rifiuti pericolosi abbandonati in pieno centro abitato
Aversa. Marzo 2010. Torna l'incubo delle montagne di rifiuti per strada
lunedì 1 marzo 2010
Rifiuti in Campania. Il punto di vista del WWF

Il 20 febbraio 2010, dal camino dell’inceneritore di Acerra (NA) vengono emesse evidenti colonne di fumo scuro che hanno creato una vasta nube sull’intera area circostante, destando allarme nella popolazione. Fin qui il comunicato e la richiesta di accertamenti da parte del Sindaco di Acerra, Dott. Tommaso Esposito, inviate all’ARPAC ed al Presidente dell’Osservatorio Ambientale. In seguito il WWF si è rivolto all’ARPAC e per conoscenza alla Magistratura competente affinchè si faccia chiarezza su queste emissioni “VISIBILI”, provenienti dall’inceneritore di Acerra. Si, perché quello che ci preoccupa sono sia le emissioni visibili all’occhio umano, sia le emissioni invisibili e che molto spesso sono tanto se non più pericolose di quelle visibili, per poi considerare anche tutti gli altri tipi di inquinamento che un inceneritore produce (acqua, suolo, ceneri, ecc.).
Ma quest’episodio offre lo spunto per riportarci, nuovamente, sul dibattito della gestione dei rifiuti in Campania.
Sicuramente oggi non si può dire che sia finita l’emergenza rifiuti nella nostra Regione, in quanto le percentuali di raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia mediamente sono ancora troppo basse e le misure messe in campo dalle Istituzioni per ridurre a monte la quantità di rifiuti prodotta dai cittadini sono ancora poco tangibili.
Oggi è importante ribadire il concetto che più si riesce a ridurre la produzione di rifiuti, per esempio evitando di acquistare prodotti ed imballaggi usa e getta, e più si riesce ad implementare la raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia, con il metodo del “porta a porta”, meno si deve ricorrere all’intervento degli inceneritori e delle discariche che rappresentano e rappresenteranno sempre l’anello finale dello smaltimento dei rifiuti, secondo il modello del ciclo integrato dei rifiuti. A questo processo (ciclo integrato dei rifiuti) si contrappone “l’Obiettivo Rifiuti Zero” (auspicato dal WWF e da tantissime altre realtà in Campania, in Italia e nel mondo), in cui il ricorso al trattamento termico ed alla discarica tende “asintoticamente” allo zero. Cioè, per essere più chiari: il modello proposto dal WWF è un processo che richiede degli specifici tempi di attuazione e di vari passaggi di processi che progressivamente vanno sempre più nella direzione della riduzione dei rifiuti e del riciclaggio degli stessi. In questo momento noi non possiamo negare il ricorso che si sta facendo ad impianti e metodi di smaltimento, da noi non auspicati, come l’incenerimento e il ricorso alle discariche per il tal quale.
Si deve evidenziare che, nonostante tutto, dei passi verso la nostra strategia si stanno compiendo: oggi, in piena campagna elettorale per le regionali, si sentono dichiarazioni sicuramente più “ravvedute” sugli inceneritori e le discariche di tal quale. Sicuramente, terminata la fase di “schizofrenia collettiva” dettata dall’emergenza rifiuti, in cui i Sindaci e gli Amministratori locali (provinciali e regionali) facevano a gara a chi voleva sul proprio territorio l’inceneritore, il gassificatore, il dissociatore molecolare e/o altre corbellerie simili, oggi si ragiona e si può finalmente intravedere la strada giusta per arrivare (progressivamente) al tanto auspicato “obiettivo rifiuti zero”. In questo senso l’aumento delle percentuali di raccalta differenziata, ottenute in questi ultimi tempi a Napoli, Salerno ed in tantissime altre città della Campania, va nella giusta direzione anche se il processo virtuoso è tutt’altro che raggiunto. Sicuramente uno degli anelli deboli di questa catena è rappresentato, secondo noi del WWF, dalla scarsa presenza, in Campania, di impianti dedicati al trattamento della frazione umida dei rifiuti (la frazione biodegradabile). Infine, è importante ricordare che le frazioni di rifiuti che i tecnici definiscono non riciclabili, secondo noi devono innanzitutto essere ridotti al massimo, anche con strumenti legislativi di prevenzione, e in ultima istanza devono essere trattati in impianti che lavorano “a freddo” (ad esempio Trattamento Meccanico Biologico), cioè senza bruciare niente e solo alla fine si può avviare una percentuale ridottissima (che deve tendere progressivamente a zero asintoticamente) di rifiuti, ovviamente già stabilizzati ed inertizzati, alla discarica controllata.
Di Alessandro Gatto (nella foto in alto a sinistra) - WWF Campania
Napoli, 24/02/2010
foto di Franco Spinelli
domenica 21 febbraio 2010
Inceneritore, nube nera e miasmi domenica 21 febbraio 2010/
venerdì 19 febbraio 2010
L'associazione Medici per l'Ambiente denuncia: spaventoso aumento di tumori in Campania
TANTE, TROPPE DISCARICHE ABUSIVE NELL'AGRO AVERSANO. IL WWF RICHIEDE UN NUOVO FORTE IMPEGNO AI SINDACI PER I CONTROLLI AMBIENTALI.
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giovedì 18 febbraio 2010
domenica 14 febbraio 2010
Sant'Arpino. Storia di un degrado tutto Campano
martedì 9 febbraio 2010
Discarica nella cava dei Fabbrocino
Anno III Numero 38




























